Amadeo Peter Giannini: un’altra finanza è possibile

Una storia americana molto italiana. Come un giovane nato da immigrati provenienti dalla Liguria arriva a fondare Bank of Italy, poi Bank of America. Un’esperienza innovativa che si regge su pilastri del tutto diversi dalle altre realtà creditizie: cura e fiducia cliente, prestiti a chi vuole costruire, attenzione alle esigenze delle persone comuni. Un banchiere illuminato che ha scritto una pagina straordinaria di vita e attività imprenditoriale. Tra i suoi clienti: Charlie Chaplin, Walt Disney, Hewlett e Packard e i colossi della Silicon Valley e Hollywood. La mostra al Meeting intitolata “Non si può morire per un dollaro” (per via della morte violenta di suo padre) ha acceso i riflettori su una vicenda rimasta finora colpevolmente nell’ombra. 


19 settembre 2025
Banca per la gente
di Matteo Fanelli

Amedeo Peter Giannini – La mostra Meeting 2025

“Non si può morire per un dollaro” è il titolo di una delle mostre più visitate al Meeting di Rimini, citazione di una frase del protagonista dell’esposizione stessa: Amadeo Peter Giannini. Un nome poco conosciuto al grande pubblico, che tuttavia ha avuto un impatto profondo a livello economico, sociale e culturale nell’America del primo Novecento.

BANK OF ITALY la banca dei poveri immigrati italiani negli USA

La morte cruenta del papà

A.P., come tutti lo chiamavano, nasce nel 1870 in California da immigrati italiani, liguri nello specifico. Anche oggi non molti ricordano che, mentre dagli anni 90 l’Italia rappresenta un obiettivo per migranti che arrivano dal nord-Africa o anche dall’est, tra fine 800 e inizio 900 sono stati migliaia gli italiani che sono emigrati all’estero, soprattutto nelle americhe, a causa della diffusa povertà del nostro paese.
In California, il padre di Giannini mette in piedi un’azienda agricola e, quando il figlio ha soli 6 anni, viene ucciso da uno dei suoi dipendenti in un impeto di ira dovuto alla decurtazione di un dollaro dalla paga a causa di un’assenza. È in questo contesto che Giannini pronuncia la frase che dà il titolo alla mostra. È impressionante sottolineare, soprattutto in un tempo come il nostro caratterizzato da negatività e mancanza di prospettive, che questo evento tragico nella vita di A.P. non solo non lo portò alla disperazione, ma costituì un motivo per impegnarsi a fondo per cercare di contribuire a costruire una società più umana.
Tale desiderio fu in ogni caso accompagnato da uno spiccato talento, relazionale e imprenditoriale, che si manifesta sin da giovanissimo. A soli 16 anni, infatti, girava da solo tutta la California per fare pubblicità all’azienda del patrigno, che commerciava frutta all’ingrosso, e di cui A.P. possedeva anche il 30% delle azioni.

Lewis Hine

Una banca seria e per la gente comune

Seguì un periodo di studio e di formazione personale, caratterizzato anche dal matrimonio con la figlia di altri immigrati italiani molto facoltosi. Ad inizio 900 accadde un fatto che segnò la svolta nella vita di A.P.: la morte del suocero lo portò a subentrargli nel CdA di una banca. Amadeo non era esperto del settore, perciò cominciò ad informarsi e documentarsi. In questa sua attività egli scoprì che le banche erano nate in Italia nel Medioevo per aiutare gli indigenti (i Monti di Pietà, ad esempio).
Giannini si accorse che il sistema bancario aveva completamente mutato pelle, lo scopo delle banche era fare profitto e i clienti erano perlopiù persone già benestanti. Indignato da questa situazione, decise di fondare una banca propria: “Voglio dirigere una banca seria e trasparente, trattare bene i nostri clienti e concedere prestiti che abbiano il massimo impatto positivo nelle comunità in cui operiamo”. Così, nel 1904 nacque la Bank of Italy, con alcune regole chiare: la proprietà della banca consisteva in 3.000 azioni che vennero vendute a gente comune (fornai, pescatori, carrettieri, ecc.) e nessuno poteva detenere più di 100 azioni. In secondo luogo, la Banca doveva concedere prestiti non tanto a chi possedeva già i soldi, ma a chi aveva bisogno e voglia di lavorare. Le garanzie da fornire erano basate sulla fiducia che si instaurava nel rapporto personale e i calli sulle mani. Infine, la Banca doveva curare il cliente, perché dalla sua crescita dipendeva anche la crescita della banca.

18 aprile 1906 terremoto a San Francisco

Approccio visionario e perciò realistico

In definitiva, andando controcorrente rispetto al funzionamento del mondo bancario dell’epoca, Giannini aveva grande fiducia nelle persone e nel loro desiderio di costruire qualcosa, ed investiva su di esse senza speculazioni. Questo è testimoniato anche da un altro episodio rilevante. Dopo soli due anni dalla fondazione della Banca (1906), San Francisco fu sconvolta da un terremoto devastante che a sua volta causò una serie di incendi che distrussero la città. Mentre molte banche rimanevano chiuse, due giorni dopo il terremoto Giannini andò presso la sede centrale della sua banca, prese tutti i lingotti d’oro che c’erano e si diresse al porto. Qui posizionò alcuni barili, vi poggiò sopra un’asse di legno contenente una scritta: “Prestiti come prima, più di prima”. Spinto dalla fiducia, offriva aiuto a chi voleva ricostruire, chiedendo come unica garanzia la predisposizione alla fatica e la volontà di darsi da fare.
Giannini costruì quella che lui amava definire “A people’s bank”, attenta ai bisogni delle persone e delle comunità. Un approccio tanto visionario quanto aderente alla realtà. È talmente vero questo che, all’inizio del 1929, egli vide in anticipo i segni della crisi, laddove molti altri vedevano solo crescita e ricchezza. Nel gennaio, infatti, impose a tutte le sue filiali di non concedere prestiti a chi voleva credito per investire in borsa, ma di privilegiare chi aveva o voleva iniziare un’attività produttiva, specie se dava lavoro ad altre persone.

A bordo della nave Giulio Cesare il 13 luglio 1923 – l figlio maggiore, Clara, la moglie, Amadeo Giannini, Claire Giannini, Virgilio Giannini, un altro figlio di Amadeo

E poi una Fondazione…

Questo naturalmente non sottrasse la Banca dalla crisi, eppure Giannini si distinse anche in questo periodo storico perché riuscì a non licenziare nessuno dei suoi 1.500 dipendenti, chiedendo a tutti (compreso se stesso) il sacrificio di mettere in comune gli stipendi.
Nel 1945 Giannini si dimise definitivamente come presidente del Consiglio di quella che ormai era diventata la Bank of America, la più importante al mondo. Giannini, tuttavia, rifiutò sempre di accumulare per sé troppa ricchezza, convinto del fatto che il denaro non è un fine ma uno strumento, e che è la ricchezza a possedere l’uomo, più che viceversa. Così, creò e finanziò una Fondazione che concedeva borse di studio e sosteneva la ricerca medica.
A.P., che credeva che la banca fosse un motore di sviluppo sociale, fu lungimirante anche in diversi finanziamenti. Egli credette per primo in persone e progetti che all’inizio non riscuotevano molto successo. Per fare qualche esempio, finanziò un giovane disegnatore di nome Walt Disney, due ragazzi partiti da un garage di Palo Alto, Hewlett e Packard, un attore chiamato Charlie Chaplin. Diede così grande impulso all’industria dell’intrattenimento (Hollywood) così come a quella che poi sarebbe diventata la Silicon Valley.
Amadeo Peter Giannini morì nel 1949, e oggi vale la pena raccontare e diffondere la sua storia perché, in un tempo caratterizzato dalla preponderanza del criterio economico-utilitaristico un po’ a tutti i livelli (non solo nel sistema bancario), è la storia di un uomo che aveva fiducia nelle persone e investiva nel capitale umano. Un uomo a cui interessava donare sé stesso e servire il bene di tutti più che accumulare patrimoni.