I FILI
Numero 74
19 settembre 2025
Voci che corrono e si rincorrono.
Sul filo, magari esilissimo eppure assai resistente, della speranza. Voci che sono una voce sola, un filo di voce che fuoriesce, che si fa sentire, che non si rassegna al trionfo della logica binaria amico/nemico.
Nell’Editoriale si indaga perché siamo precipitati così in basso. Si riflette sulle cause di questa profonda e lacerante disumanizzazione. Papa Leone XIV aiuta a comprendere le ragioni di fondo di questo declino prodotto dal fenomeno della polarizzazione, dall’invadenza dell’odio. Ed è evidente che un risveglio, un’inversione della rotta, può avvenire solo attraverso esperienze umane che spacchino i muri dell’ordinaria violenza. Come dimostra la piccola comunità cristiana di Palestina che ha deciso di restare a Gaza per testimoniare che un’altra via è possibile, testimonianze feconde, semplice, rivoluzionarie, testimonianze di pace disarmata e disarmante (contributo di Alessandro Banfi). Sullo stesso filo del risveglio dell’umano ecco le parole di padre Aleksandr Men’, martire della fede, assassinato in Russia 35 anni fa all’alba ella perestrojka. Parole che sorprendono, le sue.
Un richiamo forte alla verità dell’annuncio cristiano che invita ciascuno al cammino che seduce con l’amore. Con l’incontro con l’altro che spiazza. Annuncio cristiano che è un fatto che è sempre novità e perciò avvenimento sempre giovane e perciò sempre… agli inizi.
Voci che corrono sul filo del cambiamento. Che è poi un altro modo di vivere e stare nel mondo. La storia del banchiere Amedeo Peter Giannini, così ben raccontata in una mostra del Meeting di Rimini 2025, è qui ripresa nell’articolo di Matteo Fanelli. Una sfida, quella dell’imprenditore italo – americano, portata al modo convenzionale – non proprio sensibile alle esigenze delle persone normali e dei piccoli imprenditori – di intendere la funzione degli istituti di credito.Un’idea forte. Come si dice in questi casi: un’esperienza originale, fuori dal coro. Una proposta di finanza dal volto umano che ancora nella realtà di oggi trova pochissimo seguito.
E a proposito di sfida, di visioni poco o per nulla convenzionali, Roberto Persico prende in esame i tratti salienti del pensiero conservatore attraverso passaggi di alcuni autori fondamentali. E così scopriamo che le cose sono un po’ diverse dall’alone di negatività che la dottrina conservatrice si porta dietro. Alone dovuto ai fili della retorica culturale sorretta da interpretazioni parziali e perciò ideologiche e strumentali. Prodotte in ambienti accademici insofferenti al dialogo.
Eppure, occorre dirlo, nell’accademia vi sono professori che, invece, continuano a interrogarsi rispetto alle trasformazioni in atto che vedono protagonista l’universo del digitale. La macchina che in questo tempo corre velocissima. Chiara Giaccardi e Mauro Magatti hanno scritto un saggio da pochi giorni in libreria proprio su questa questione spinosissima. Domanda: tra me e la macchina che tipo di rapporto ci può essere? C’è un’alternativa alla meccanizzazione dell’umano? Domande opportune, e nessuna tentazione oppositiva all’intelligenza artificiale e dintorno. La recensione del volume è a cura di Marco Dotti.
Buona lettura