Restare. Testimonianze di pace disarmante e disarmata

Lasciare Gaza? No. I cristiani restano lì, segno di speranza in quel luogo di morte e sofferenza. Così, a fine agosto, il cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca di Gerusalemme dei Latini e Teofilo III, Patriarca dei greco ortodossi. Quel verbo, restare, divenuto familiare per il popolo del Meeting di Rimini che ha avuto la possibilità di visitare la mostra Chiamati due volte e vedere il film Uomini di Dio. Quel verbo, restare, che scuote le nostre coscienze e indica una possibilità concreta di vivere e testimoniare la pace in questo drammatico presente, ovunque ci si trovi. Papa Leone XIV indica la strada: il tema della prossima Giornata mondiale della Pace del prossimo primo gennaio sarà «la pace sia con tutti voi: verso una pace “disarmata e disarmante”»


19 settembre 2025
Verbo di speranza
di Alessandro Banfi

Il Patriraca di Gerusalemme Cardinal Pierbattista Pizzaballa e Teofilo III Primate della Chiesa Ortodossa di Gerusalemme

«Il clero e le suore hanno deciso di restare e continuare a prendersi cura di tutti coloro che saranno nei complessi». La mattina del 27 agosto scorso queste parole del patriarca di Gerusalemme dei Latini, il cardinale Pierbattista Pizzaballa, e del Patriarca dei greco ortodossi, Teofilo III, annunciavano in una nota congiunta che non avrebbero lasciato Gaza dopo la decisione di Israele di occupare la Striscia. «Lasciare Gaza e cercare di fuggire verso sud sarebbe una condanna a morte».
E ancora: «non può esserci futuro basato sulla prigionia, sullo sfollamento dei palestinesi o sulla vendetta. Non c’è motivo di giustificare lo sfollamento di massa deliberato e forzato di civili».
La coraggiosa presa di posizione dei due Patriarchi era finita in prima pagina su Avvenire con un titolo fra virgolette: «I cristiani restano a Gaza». L’ultimo giorno del Meeting di Rimini quel verbo “restare” era diventato familiare per gli oltre 15 mila visitatori della mostra Chiamati due volte, dedicata alla vicenda dei 19 martiri d’Algeria. Nella seconda sala, infatti, un titolo recitava così: “Perché restare”. Fu una decisione drammatica e consapevole per quei 19 fra religiose e religiosi che 30 anni fa dovettero decidere che cosa fare di fronte all’esplicita minaccia dei terroristi islamisti.

I Martiri di Algeria

Presenza di Cristo stesso

Ecco che cosa scriveva suor Odette Prévost, una delle Piccole Sorelle del Sacro Cuore, ordine ispirato a Charles de Foucauld, uccisa ad Algeri il 10 novembre del 1995: «Dobbiamo essere presenza di Cristo stesso, con tutte le esigenze che ciò comporta per noi: ascolto della sua Parola, umili davanti a Lui, accoglienza, unione permanente con Lui. Essere, sempre più, misteriosamente, il corpo di Cristo. E il compito che tutta la Chiesa, qui in Algeria, cerca di svolgere. E la Chiesa siamo noi, tutti insieme, vescovi, preti, religiosi e laici. La missione della Chiesa è nelle nostre mani. Ognuno per la sua parte e secondo la propria vocazione. Ma questa presenza di Chiesa è come una spina nella carne dell’islam. In un mondo non cristiano, i cristiani si presentano come portatori di senso, come segni di un altrimenti del mistero dell’esistenza. E quеsto, specialmente di fronte a un islam totalitario e totalizzante […]. La nostra differenza, sempre mal digerita da una società musulmana, è ancor più imbarazzante, in questo momento, per i gruppi fanatici e a loro appare addirittura intollerabile. Per noi ne conseguono un’insicurezza permanente, il pericolo che incombe a ogni passo, nonostante tutta la prudenza e il basso profilo che teniamo. Restare è affermare un nostro diritto umano fondamentale, quello alla differenza. Restare è lavorare, al nostro umile posto, per il futuro del Paese».

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Uomini di Dio

Perché restare? Ma anche: come restare? Nello splendido film Uomini di Dio, del regista Xavier Beauvois, del 2010, la questione è nel crogiuolo delle coscienze dei sette monaci trappisti di Tibhirine. Che vivono anche un travaglio particolare, colpiti come sono per penultimi nella catena degli attentati. Sono più volte minacciati. Frère Christian de Chergé partecipa a tutti i funerali delle 11 vittime cristiane che li precedono, ma soprattutto la notte di Natale del 1995 deve fronteggiare una situazione drammatica. Al monastero di Tibhirine sui monti dell’Atlante si presenta un capo terrorista che guida un commando armato. Il confronto con lui è aspro. Il priore oppone al terrorista tre no di fronte ad altrettante richieste. E poi gli parla di pace citando il Natale e il Corano. Qualcosa si muove nel cuore e nella mente di quell’uomo armato. Alla fine, il terrorista chiede scusa (“Non sapevo fosse Natale”) e se ne va.
L’episodio sconvolge la piccola comunità di quei frati trappisti. De Chergé dirà che per due settimane si sentirà come morto. Ma poi la preghiera e la meditazione della comunità portano all’elaborazione di una formula che trent’anni dopo, coincidenza o Provvidenza che sia, è stata fatta propria dal successore di Pietro. L’espressione di pace “disarmata e disarmante” nasce infatti dallo choc di quella notte e dalla riflessione che ne scaturisce. Durante la successiva Quaresima del 1996 scrive il priore: «Ho il diritto di domandare “disarmalo”, se non comincio a domandare “disarmami” e “disarmaci”, come comunità? È la mia preghiera quotidiana».

Il Cardinale Pizzaballa e Teofilo III

Papa Francesco: “Suo figlio Jim è un martire”

Papa Leone XIV ha scelto come tema della prossima Giornata mondiale della Pace del prossimo primo gennaio proprio questo: «La pace sia con tutti voi: verso una pace “disarmata e disarmante”». È il segno del suo pontificato, così come è centrale la riflessione sul restare.
Sempre all’ultimo Meeting di Rimini i quotidiani La Repubblica e la Stampa hanno intervistato Diane Foley, che ha animato un dibattito con Colum McCann, autore con lei di Una madre, edizione Feltrinelli. Dice la Foley al giornale di Torino di suo figlio James rapito dall’Isis in Siria nel 2012 e ucciso quasi due anni dopo: «Lui aspirava a essere un uomo di coraggio morale. Era attratto dalla voglia dei popoli di ottenere la liberà che noi diamo per scontata. Jim sapeva che la sua presenza in Siria stava diventando pericolosa, ma ha deciso di restare. Ha pagato con la sua vita il diritto degli altri a informarsi». Papa Francesco, viene raccontato nel libro a quattro a mani, dice senza giri di parole a Diane: “Suo figlio è un martire”.
Jean-Jacques Pérennès, domenicano e docente all’Ecole Biblique di Gerusalemme e biografo del vescovo Pierre Claverie aveva spiegato in un video della mostra: «I 19 non sono diventati martiri perché sono stati uccisi. Molti sono i cristiani che purtroppo hanno lo stesso destino… la Chiesa li ha proclamati beati martiri perché hanno scelto di restare. Come Massimiliano Kolbe».

Cimetery of the monastery of Tibhirine Algeria

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