Come ripensare l’Europa politica che non c’è

La realtà di oggi mostra come il sogno di un’Europa unita si è infranto contro un muro di veti e bizantinismi in serie. Un brusco risveglio. Dovuto a quel freno a mano tirato su qualsiasi decisione fondamentale da assumere. Circostanza gravissima soprattutto di questi tempi caratterizzati da aggressività e turbolenze globali. Con vecchie e nuove super potenze che si stanno posizionando per il controllo del mondo. Le logiche imperiali mutano aspetto ma non tramontano mai. Il Vecchio Continente, per recuperare un ritardo ormai clamoroso, non può che ripartire dalla centralità della politica. Avviando finalmente un percorso virtuoso anche se oggettivamente difficile. Con scelte dolorose e dunque coraggiose


14 novembre 2025
L’Ue impantanata
di Edoardo Caprino

Nella sua recente intervista concessa a La Stampa Rocco Buttiglione alla domanda di Francesca Schianchi sulla mancata conferma quale membro italiano all’interno della Commissione presieduta da Barroso, il Professore ricorda come in quel mandato venne vissuta la sconfitta del referendum francese sulla Costituzione europea. È un peccato che di quell’evento oggi si parli poco perché il 29 maggio di vent’anni fa il 54% degli elettori transalpini dichiarò la “morte” dell’Europa politica che molti auspicavano. E auspicano ancora oggi.

L’impegno di David Sassoli

I tentativi che si sono succeduti nel tempo per dare un nuovo abbrivio a un’unità politica europea si sono tutti infranti contro un muro di veti e controveti, regolamenti comunitari bizantini e il moloch del principio di unanimità rispetto alle decisioni prese dal Consiglio. In un mondo che corre ad alta velocità, l’Unione Europea sembra un accelerato.  I Consigli UE sono ormai riti stanchi e, in un certo senso, inutili. Le conclusioni dei lavori non servono; si sa già come andranno a finire prima ancora dell’inizio.
L’Unione Europea è vittima del suo gigantismo, di regole astruse, di visioni piccine e di leader mediocri. Da quando è scomparso David Sassoli mancano figure capaci di trasmettere un sogno e una speranza riguardo l’Europa e il suo futuro.
Sassoli fu capace di offrire una speranza che si concretizzò, con la sua leadership, durante il Covid 19. Grazie a lui, alla sua tenacia e alla sua visione, l’Unione Europea fu capace di gettare il cuore oltre l’ostacolo immaginando nuovi modelli e nuovi modelli di intervento. I cittadini, tutti i cittadini dei ventisette Paesi, ebbero la netta e concreta percezione di cosa era l’Europa e perché essa è importante per le loro vite.

Il Consiglio europeo

Quelle parole di Helmut Schmidt

Oggi quello slancio lo abbiamo perso. Anche perché nessuno è capace di trasmettere un sogno europeo. Anche le “prediche inutili” del Presidente Mario Draghi hanno perso la loro vivacità. Lo si era già colto nel suo discorso in occasione dell’ultimo Meeting di Rimini. L’ex Presidente del Consiglio e numero uno della BCE citò la famosa frase di Helmut Schmidt: “Chi ha grandi visioni dovrebbe andare dal dottore”. Draghi richiamò l’ex Cancelliere tedesco per spiegare il suo europeismo pragmatico spiegando che nella sua giovane età era scettico sul cammino comunitario (nulla di nuovo pensando che il suo Maestro Federico Caffè fu uno strenuo avversario del Serpente monetario europeo).
Quella frase di Schmidt a Rimini fu uno scivolone da parte di Draghi in quanto venne pronunciata in un luogo, il Meeting per l’Amicizia dei Popoli, dove le speranze e le visioni su un futuro migliore sono di casa. Ma fu uno scivolone che fece comprendere qual è la realtà dei fatti. Il salto di qualità proposto da Draghi – e che trova il consenso verbale di diversi leader dei Paesi UE – è un’unione solo per interessi. Un’Unione che deve mettere da parte idealità e contenuti di valore per concentrarsi su semplici applicazioni pratiche e pragmatiche.

Orban e Meloni

Serve un atto di coraggio

La prova evidente che una Costituzione UE oggi è assolutamente fuori portata.  Avanti con i pragmatici. Ma con uno sterile pragmatismo i giovani – e non solo loro -quale interesse possono avere per un carrozzone burocratico come la UE vittima delle sue stesse regole? E ancora. Cos’è il federalismo pragmatico di Mario Draghi? Come vuole arrivarci? Con quale rottura? E a proposito della sua proposta portata a Oviedo in occasione della consegna del Premio Principessa delle Asturie spedita ai suoi ex colleghi leader dei ventisette Paesi UE. Bene. Individua una soluzione ma lì si ferma. È chiaro il messaggio: “a voi il compito”.  Ma cosi sono bravi tutti.
Serve un atto di coraggio. E il coraggio è quello di prendere atto che con queste regole, con la regola dell’unanimità (e non solo di quella), difesa con forza dai tattici sovranisti nostrani, l’avanzamento politico dell’Unione Europea è impossibile. I cerchi concentrici, le collaborazioni rafforzate all’interno della UE oggi sono solo una pia illusione. Quindi che fare?
Si abbia il coraggio di conservare l’attuale Unione Europea solo per la parte economico, finanziaria e commerciale immaginando e costruendo una Unione di Europa politica diversa. Fuori da quel meccanismo e che cammini parallela. E che con essa non abbia nulla a che fare.
Una Unione di Europa politica che riprenda le visioni già inserite nel Trattato – abortito – della Commissione Europea di Difesa del 1953. Una Unione flessibile, un Commonwealth concentrata su politica estera e difesa. Un’Unione dove il principio di maggioranza è la regola e che possa riprendere il percorso per una Costituzione, o meglio una Carta fondamentale, agile e snella.

Meeting di Rimini 2025 intervento di Draghi

Superare la situazione di blocco

Una Unione di Europa politica che a differenza del pragmatismo raso terra sappia trasmettere un’idealità ai cittadini europei. Una Unione di Europa politica capace di trasmettere una passione e che sappia far riconquistare un ruolo ai Paesi che ne faranno parte. Non saranno tutti e ventisette? Saranno inizialmente cinque, dodici o diciassette? Poco importa. Sicuramente meglio della situazione attuale bloccata e impantanata.
Vanno bene i burocrati e i tecnocrati ma a tutto servono meno che a scaldare il cuore.
O si avrà il coraggio di creare qualcosa di nuovo aldilà delle Istituzioni esistenti oppure saremo morti. Più di quello che siamo adesso.