Fare del mondo intero una cattedrale di luce. Il segno della Sagrada Família

La cattedrale di Barcellona, con l’inaugurazione della Torre di Gesù, rinnova la speranza del suo essere segno d’amore in questo tornante della storia in preda a violenza e guerre. Come indicato da papa Leone XIV, pellegrino in terra di Spagna. Come suscitato dalla grande lezione umana e artistica di Antoni Gaudì, l’architetto di Dio.


19 giugno 2026
Editoriale

La luce nella Sagrada Familia di Antoni Gaudì – Visita di Leone XIV 2026

E così il mondo è entrato nella cattedrale di Barcellona, la Sagrada Família.
Con papa Leone XIV pellegrino. Uno squarcio di luce, è stato. Uno squarcio di luce che è vita, bellezza, pace. Novità. Le tenebre, ancora una volta, pur fenomeno assai invasivo di questi tempi malmostosi, non riescono a compiere per intero il proprio disegno distruttivo. E luce fu. E luce è.
La Sagrada Família, adesso con l’inaugurazione della Torre di Gesù, rinnova il suo essere segno, architettura che conferma quanto l’avvenimento cristiano rimane fonte d’amore, zampillo di conoscenza che continua a innervare il pianeta di cultura vivace.

La missione di Gaudí

Antonio Gaudí, l’architetto di Dio di cui quest’anno ricorre il centenario della morte, non ha portato a termine la sua meravigliosa opera. Ce l’ha consegnata incompiuta. Si può dire che avesse il senso del limite e perciò non ebbe mai la sensazione del suo essere un fallito davanti a un’opera tanto imponente e importante che non era riuscito a finire. D’altronde, non arrivò in fondo in nessuna delle sue architetture. Avvertiva di essere un collaboratore, un collaboratore del disegno del Padre e tanto lo soddisfaceva, come bene hanno evidenziato le due serate del CMC su Gaudì con Chiara Curti, Andrea Mastrovito, Antonietta Crippa, Tate Cabré). Quella è stata la sua adesione di fede. Quella è stata la sua missione di uomo, di artista al servizio di Dio e del bello. Ha fatto, insomma e per tutta la vita, la sua parte.

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La mancanza come promessa

E, a proposito, di incompiutezza, papa Leone XIV, nell’omelia durante la celebrazione della Messa nella cattedrale catalana ha detto che “non abitiamo dunque un’opera incompiuta, ma un tempio ancora in costruzione. La sua imperfezione non è un difetto, perché attesta un desiderio; non significa una mancanza, ma esprime una promessa, che vogliamo onorare con coerenza”.
Gaudí, perciò, ci ha lasciato un dono prezioso. E chiunque, e non certo solo gli specialisti, può vivere la Sagrada Família come l’incontro con un luogo dove le pietre parlano. Un luogo dove le pietre vivono come ebbe modo di dire, a suo tempo, san Giovanni Paolo II. Pietre che chiamano la luce ad entrare in gioco. Ed è proprio così che accade. Chiara Curti, architetta che risiede da anni a Barcellona (ha coordinato i lavori di restauro del portale della fede della facciata della Natività e delle cappelle della cripta della Basilica della Sagrada Família tra il 2008 e il 2020), ha scritto per le edizioni Ares il libro Gaudí è vivo. In quelle pagine dice molto di quell’uomo, della sua umanità, del suo vivere intensamente il reale e dunque in semplice e affascinata sintonia con la luce, struggimento per l’artista che la contempla, le fa la corte, ma non la possiede.

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Il cielo non è un’idea astratta

In un’intervista al quotidiano La Stampa del 10 giugno, l’architetta Curti, spiega che «qui possiamo fermarci, alzare gli occhi e ricordare che il cielo non è un’idea astratta. Gaudí ebbe come punto di partenza la luce. La luce come origine. Dalle pietre di Stonehenge ai templi antichi, dalle basiliche alle cattedrali medievali, l’uomo ha cercato di mettere il luogo di culto in relazione con la luce. Gaudì raccoglie questa lunga storia e la porta a una sintesi nuova. La Sagrada Família è cattedrale della luce. Ogni elemento si rapporta al cosmo, si ordina alla creazione, entra il dialogo con il sole, il tempo, le stagioni, il movimento della vita».

Il fatto cristiano sempre nella storia

Sentir parlare oggi di movimento della vita, affidandosi alla promessa che contiene l’annuncio cristiano, acquista un significato che apre il cuore. Conferma che la fede non è mai questione che sta fuori dalla storia, al riparo dalle intemperie, vi entra fino al dettaglio solo in apparenza irrilevante. Ecco perché il fatto successo a Barcellona durante la visita pastorale del Santo Padre è un atto generativo di riconoscimento e responsabilità. Perché il fatto cristiano, dice il papa, non si consuma. Continua a operare. A comunicare. A promuovere relazioni costruttive.
La Sagrada Família, in continua costruzione, indica la strada: mettersi insieme per tornare ad imparare il significato di costruire che passa dal coltivare la verità e la sorprendente bellezza dei legami. Solo così facendo succede, come testimonia Gaudí, che le pietre parlino, siano segno di vita. 
Oggi c’è urgenza di questa creatività. Facciamo del mondo intero una cattedrale di luce.