Giorgio Gaber. Si può…

Vent’anni (senza) con il signor G
1 gennaio 2003 / 2023

Riflessioni, confronti, musica e filmati
a cura di Massimo Bernardini, Paolo Dal Bon, Camillo Fornasieri

Centro Culturale di Milano
in collaborazione con Fondazione Gaber
presso Auditorium CMC – Largo Corsia dei Servi, 4 Milano
Consigliata la prenotazione.
Ingresso € 5


Lunedì 20 febbraio 2023 ore 20.45

L’appartenenza è avere gli altri dentro di sé – Giorgio Gaber. Si può …
“L’appartenenza non è un insieme casuale di persone/non è il consenso a un’apparente aggregazione/appartenenza è avere gli altri dentro di sé”
con Luca Doninelli, scrittore
Gioele Dix, attore e musicista
coordina Paolo Dal Bon

Giovedì 2 marzo 2023 ore 20.45
Il mistero di un uomo e una donna
“Vorrei riuscire a penetrare/nel
Il mistero di un uomo e una donna/Nell’immenso labirinto di quel dilemma”
con Andrea Mirò, musicista
Michele Monina critico musicale
coordina Massimo Bernardini

Giovedì 16 marzo 2023 ore 20.45
Se potessi mangiare un’idea avrei fatto la mia rivoluzione
“Un’idea un concetto un’idea/finché resta un’idea è soltanto un’astrazione/
se potessi mangiare un’idea/avrei fatto la mia rivoluzione”
Con Fausto Bertinotti, politico
Michele Brambilla, giornalista
conducono Massimo Bernardini ed Enzo Manes

Mercoledì 22 marzo 2023 ore 20.30
TEATRO SAN BABILA – Piazza San Babila, Milano
Il diritto di vivere il presente
“È come se improvvisamente/mi fossi preso Il diritto di vivere il presente”
Assemblea per Giorgio Gaber
Dialoghi e musica fra millennials
con Lorenzo Luporini, Benedetto Chieffo, don Claudio Burgio e altri numerosi ospiti
Se vuoi fare un tuo intervento o cantare scrivi a giorgiogabersipuo@cmc.milano.it

Riflessioni, confronti, musica e filmati per raccontare e riaprire il pensiero, la genialità e umanità del signor G, a cura di Massimo Bernardini, Paolo Dal Bon, Camillo Fornasieri.

L’1 gennaio 2003 ci lasciava l’artista che ha inventato il Teatro canzone, monologhi e canzoni di una stagione indimenticabile, dal 1971 al 2001. Il Centro Culturale di Milano con la collaborazione della Fondazione Giorgio Gaber, propone un ciclo di appuntamenti per vivere un approccio al signor G, guardando direttamente al messaggio e al pensiero del geniale musicista che compose il teatro-canzone con l’artista versiliano Sandro Luporini (qui una sua recente intervista a La Repubblica).

“Giorgio Gaber, si può …”, perché se le sue verità sembrano venire da un mondo altro, è la loro attualità che ci mostra il nostro presente e ci invita a farle nostre. Il suo partire dalla propria umanità e desiderando capire la sofferenza dell’esistenza è il segreto delle sue canzoni, che le rende così straordinariamente nostre appena le si ascolti.

La proposta è quella di “riaprire” il signor G confrontandosi col pensiero. Ecco dunque riflessioni, confronti, musica e filmati a cura di Massimo Bernardini, giornalista Paolo Dal Bon, Presidente della Fondazione Gaber, Camillo Fornasieri, Direttore del CMC.

Quattro appuntamenti su quattro parole chiave: l’appartenenza, l’amore, la politica, il presente, incontrando nuove voci, artisti, politici, giornalisti e i giovani che organizzano la serata finale al Teatro San Babila. Del cantautore, immedesimato profondamente nella sua Milano (ospite del CMC in una bellissima conversazione nel febbraio 2000 in via s. Antonio) e curioso del mondo, colpiscono oggi le parole, il corpo, la musica, il coraggio e l’ironia. Temi, storie e canzoni contemporanee e rivestite di un’arte e musicalità geniali, corrosive e sognanti.

Affondi antichi come il senso delle cose concrete, pensieri contemporanei. Inafferrabile, irregolare come il suo essere di sinistra non allineato, sommerso dall’ostilità dei compagni/custodi dell’ortodossia; il dialogo con Comunione e liberazione, la scoperta dei giovani del Meeting di Rimini, il rapporto epistolare con don Giussani. E la bella amicizia con il cantautore Claudio Chieffo: “Gli ho dedicato un pezzo “La canzone del melograno” ma non ho fatto in tempo a fargliela ascoltare”.

Il suo Teatro canzone dunque come occasione per continuare a parlarci, a confrontarci, a scoprire il bene comune sul quale investire, cosa che non sempre o non tutti si seppe cogliere al momento della uscita dei suoi spettacoli. Con il desiderio di vivere il presente senza dover far finta di essere sani.