Il necessario ritorno a Gerusalemme

La Libreria Editrice Vaticana ha deciso di dare la forma del libro alla lettera pastorale che il cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca di Gerusalemme dei Latini, ha inviato alla piccola comunità cattolica di Terra Santa. Così che tutti possano leggere uno scritto che parla al cuore dell’umanità in questo tempo così conflittuale, vittima della logica della forza. Il titolo è uno squarcio di luce: Tornarono a Gerusalemme con grande gioia. Vuole essere una proposta per vivere la vocazione della Chiesa in Terra Santa. Pagine che abbracciano. Un invito alla responsabilità. Un richiamo all’annuncio del Vangelo di Cristo come segno concreto di una pace autentica, di una convivenza fraterna fra i popoli


22 maggio 2026
Editoriale

Arriva a noi e a tutti la lettera che il cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca di Gerusalemme dei Latini, ha rivolto ai cattolici in Israele, in Palestina, Giordania, Cipro. Una lettera che respira di vita. Che comunica speranza «dentro questa situazione di conflitto – politico, militare, spiritualeche sappiamo durerà per molti anni».
LEV, ovvero la casa editrice del Vaticano, ha voluto che il prezioso documento trovasse accoglienza in un libro, un piccolo libro e insieme un grande libro. Il titolo è un raggio di sole: Tornarono a Gerusalemme con grande gioia. Vuole essere una proposta per vivere la vocazione della Chiesa in Terra Santa.

Il culto della guerra è idolatria

Certo che è complicato e anche un po’ faticoso al pensiero ritenere che si possa far ritorno a quel luogo sacro, Gerusalemme in spirito di gioia. Il presente è segnato da profonda delusione. In Terra Santa gli ultimi anni hanno ancor più dilatato ferite che appartengono alla storia tormentata di quei luoghi che dovrebbero testimoniare ben altro. Dopo il pogrom del 7 ottobre 2023 e l’offensiva dell’esercito israeliano, feroce, smisurata nella Striscia di Gaza tutto è precipitato sempre più in basso. Verso l’abisso. E allora come è possibile inserire in una lettera ai cattolici che vivono in quei posti così martoriato la parola gioia? Il cardinale Pizzaballa non è uomo di Chiesa che si inerpica in frasi fatte, in riflessioni in punta di principio, in richiami astratti. No, come si è più volte espresso in questi anni, in questi mesi, egli ha detto con chiarezza come stanno per davvero le cose, anche ora che formalmente è in vigore una fragilissima tregua (e, va detto, più volte violata). Scrive, infatti: «La guerra diventa oggetto di un culto idolatra: non ci si siede più ai tavoli per evitare in modo assoluto i conflitti… La guerra agisce come fine a sé stessa». E precisa: «È illusorio pensare che la forza possa da sola offrire una soluzione duratura». Però questo – e lo dicono i fatti – è il tempo dove la forza è il criterio che stanno mettendo in pratica i potenti del mondo. Tuttavia – invita a riflettere il cardinale – come conferma la storia, la logica della prevaricazione violenta è un’arma che non apre a soluzioni pacifiche che tengono nel tempo. Appunto, il metodo della forza è un’illusione. Una tragica illusione e deforma la realtà.
La Chiesa di questo è consapevole. Perché la Chiesa da sempre mette in guardia dai culti idolatrici che periodicamente sporcano la vita. L’annuncio del Vangelo di Gesù è la proposta di pace autentica, di convivenza fra i popoli, di dialogo fra le religioni, in qualsiasi situazione, anche quella che appare più compromessa, più contraffatta, più letale per l’umanità intera.

Lettera politica e oltre la politica

La Lettera contiene una riflessione unitaria seppur articolata in tre parti. Dapprima vi è la valutazione dell’attuale stato di lacerante disordine che non deve, però, determinare negli uomini uno stato di rassegnazione perché Dio continua ad operare; poi il patriarca afferma l’importanza di «una visione per la comunità, ispirata e ancorata alla Scrittura, con una precisa connessione a Gerusalemme».  Mentre nella terza parte, l’autore pone l’accento sulle fondamentali implicazioni pastorali a cui conducono le sue precedenti e impegnative riflessioni, molto di più che semplici premesse. E dunque come applicarle a parrocchie, famiglie, scuole e istituzioni.
Sarebbe riduttivo e perciò fuorviante intendere la lettera pastorale del patriarca come un documento marcatamente politico. Il testo ha un respiro più ampio, semmai politico in quanto richiamo al popolo, al mondo reale, alla convivenza fraterna nella città di Gerusalemme. Queste le sue parole che allontanano da qualsivoglia scorciatoia interpretativa: «Noi siamo la Chiesa di Gerusalemme, e la Città Santa è il cuore non solo geografico, ma anche spirituale della nostra comunità ecclesiale». Gerusalemme è quella città ma è anche il luogo dove ogni convivenza e città del mondo prende la sua immagine. Dunque una immagine di Chiesa nella storia quella che l’autore ci fa arrivare. Si tratta di una Chiesa che «per sua essenza, è plurale, dato che Gerusalemme è madre di tutti i popoli», e che «da molti secoli è immersa prevalentemente in un contesto arabo». Di qui l’impegno profetico di una Chiesa cattolica che «aspira ad abbracciare e includere tutti i suoi abitanti».

La guarigione dei cuori

E così, da una terra nella quale le religioni sono allacciate oltremodo alla politica e alla tentazione del conflitto, è giusto chiedersi se uno spiraglio di novità, di visione di un futuro diverso, di esperienza della gioia nel quotidiano, possa venire dalla assai minoritaria presenza dei cattolici. Il cardinale Pizzaballa ricorda che «la missione della Chiesa non è tracciare confini più stretti, ma mantenere le porte aperte, testimoniando amore che non si arrende mai». L’amore come fatto che spalanca il presente drammatico alla gioia della guarigione dei cuori.