Guzmán Carriquiry: “Dalle stanze vaticane racconto cinquant’anni di storia della Chiesa”

Esce il diario di un urugaiano che ha vissuto molto da vicino pagine felici e drammatiche della Chiesa. Titolo del libro: Il Testimone. Mezzo secolo di un laico nelle stanze vaticane (Cantagalli). L’incontro e la vicinanza con i papi. L’amicizia con alcune carismatiche figure di associazioni e movimenti cattolici come don Luigi Giussani. Un libro prezioso, un racconto pieno di gratitudine di un protagonista (ha concluso la sua brillante carriera romana come ambasciatore del suo Paese presso la Santa Sede) della svolta a favore dei laici nella Chiesa del dopo Concilio. Un affresco di straordinaria attualità.


17 ottobre 2025
Un laico Oltretevere
di Alessandro Banfi

Immaginiamo spesso il Vaticano come un posto esotico, di difficile interpretazione, gonfio di misteri impenetrabili. Un laico che ha insegnato a me e ad un’intera generazione di giornalisti come frequentare le Sacre Stanze senza perdere la fede, e anzi servendo sinceramente e amando la Chiesa, è stato Guzmán Carriquiry Lecour, il primo laico chiamato in Curia dal lontano Uruguay.
Ora Guzmán ha scritto (in modo brillante e scorrevole) un prezioso libro di memorie, intitolato Il Testimone, sottotitolo: «Mezzo secolo di un laico nella stanze vaticane», per le edizioni Cantagalli. È un diario che inizia dall’ultima fase del pontificato di papa Paolo VI per arrivare fino ai nostri giorni. Siamo negli Settanta quando il giovane avvocato e militante delle associazioni cattoliche uruguayane approda a Roma con la moglie Lídice e il piccolo Juan Pablo (nome profetico…) chiamato a collaborare nel Pontificio consiglio per i laici istituito “ad experimentum”.
Ci resterà per più di 40 anni, per concludere la sua brillante carriera romana come Ambasciatore del suo Paese presso la stessa Santa Sede.

I laici nella Chiesa

Ne viene fuori una storia della Chiesa (e del mondo) degli ultimi cinquant’anni raccontata in soggettiva e quindi ancora più viva e interessante. Carriquiry è un vero testimone diretto e in certo senso protagonista della svolta a favore dei laici nella Chiesa del dopo Concilio: il laico non è un complemento obbligatorio, e tollerato, della gerarchia ecclesiastica ma è un soggetto centrale nella comunità ecclesiale. In questo senso la sua stessa vicenda biografica è davvero unica. I laici sono nella Chiesa a pieno titolo e in questi cinquant’anni hanno contribuito in modo decisivo al cammino evangelico e missionario, spesso con forme inaspettate e non previste dallo schema delle associazioni tradizionali, nate fra l’Ottocento e il Novecento. L’esperimento di inserire un responsabile laico nella Curia vaticana e nel Pontificio consiglio per i laici (primo caso nella storia) non è infatti subito visto di buon occhio da tutti negli uffici Oltretevere.

Guzman Carriquiry al CMC @Archivio CMC

Un declino dammatico

In diversi passaggi di questa storia Lídice e Guzmán preparano le valigie e si apprestano a tornare nella loro casa di Montevideo. La prima volta a fermarli è il braccio destro di Paolo VI, l’allora Segretario di Stato Giovanni Benelli, che in una brusca telefonata si fa invitare a cena e spiega ai due coniugi che il Papa è convinto e chiede loro di restare. È un momento drammatico della vita della Chiesa in Italia e nel mondo. Le speranze di crescita e di apertura suscitate dal Concilio si sono rovesciate in un declino drammatico. Il mondo sembra volgere le spalle alla Chiesa.
È il periodo in cui Pier Paolo Pasolini racconta che alla Via Crucis del Colosseo del Venerdì Santo ci sono “quattro gatti”, in un famoso articolo oggi raccolto in Scritti corsari. Benelli nota il coraggio e la fede di Carriquiry, quando, mentre monsignori e cardinali preferiscono eclissarsi, da solo difende le ragioni del Papa parlando ad un convegno dedicato a L’uomo nuovo in America Latina in una Roma surriscaldata dal golpe di Pinochet. Guzmán viene dall’altra parte del mondo e porta la freschezza di una convinta presenza cattolica in America Latina, nutrita dal pensiero di Alberto Methol Ferré (ndr ospite al Cenrtro Culturale San Carlo/CMC negli anni ’80 così come Augusto Del Noce), suo grande maestro, temprata dal confonto sul campo con la Teologia della Liberazione.
Una posizione che mette a fuoco quella Teologia del pueblo fiel, che tanto influenzò, a cominciare da quegli anni, il gesuita argentino Jorge Mario Bergoglio. Un pensiero ricco, vissuto, di una possibile “terza via” che viene comunicato prima nella rivista Vispera e poi in Nexo. Un’elaborazione ideale che tanti anni dopo, anche grazie a Carriquiry, metterà in un contatto fecondo Augusto Del Noce con Methol Ferré.

Guzman Carriquiry con Papa Benedetto XVI

L’amicizia e la collaborazione con Karol Wojtyla

La seconda volta in cui Lídice disfa le valigie e annulla i preparativi, questa volta per un trasferimento a Parigi, è la sera dell’elezione di Giovanni Paolo II. Guzmán aveva conosciuto Karol Wojtyla ben prima della sua elezione e così non solo arriverà la conferma al Pontifico Consiglio ma nel 1984 la nomina a Primo sottosegretario. Nomina inedita e mai avvenuta, il che impegna a lungo canonisti e uffici, perché alcuni sostengono che il “governo” della Curia spetta solo al “ministero”, cioè agli ecclesiastici. Ma Giovanni Paolo II vuole quella innovazione e così Carriquiry diventa il “primo laico” con un compito importante nella Curia. Oggi, dopo gli anni di papa Francesco (altra vecchia conoscenza di Carriquiry), e le diverse nomine di laici, donne e uomini, anche ai vertici dei Dicasteri, c’è quasi da sorridere a rileggere quelle resistenze e la dichiarazione che dovette firmare Guzmán prima di accettare l’incarico.
Il pontificato di Wojtyla è ripercorso con grande affetto, fin dal primo viaggio apostolico in Messico, a Puebla, occasione di una nuova fase che cambierà tanti aspetti della vita ecclesiale e della storia del mondo (Carriquiry la sintetizza così: «La responsabilità verso la Verità – Verità su Cristo, sulla Chiesa e sull’uomo- e la difesa dei diritti umani»). In queste pagine Guzmán racconta di un lavoro travolgente che lo porta spesso a tavola col Papa e al cospetto di tante personalità. Rivela anche di aver contribuito alla scrittura di molti discorsi papali, lo fa con discrezione ma lo ammette. Straordinaria anche la carrellata di ritratti delle personalità laiche più in vista dei Movimenti e delle Associazioni laicali, a contatto dei quali svolge tanto del suo lavoro al Pontificio Consiglio. Commovente e intima la pagina su don Luigi Giussani, fondatore di Comunione e Liberazione. Icastico il racconto delle lunghe sessioni di lavoro con Kiko Arguelo e Carmen Hernández. Come è notevole il ritratto di Madre Teresa di Calcutta e di molti altri monsignori e Cardinali conosciuti in Curia, ritratti spesso anche con ironia.

@Archivio CMC Carriquiry col Cardinale Angelo Scola e Massimo Borghesi alla presentzione a Milano di Una biografia intellettuale MArio Jorge Bergoglio Jaca Book

La lunga e feconda amicizia con Alver Metalli e Lucio Brunelli

Un piccolo capitolo di questo diario, che mi riguarda da vicino, è anche dedicato alla collaborazione costante che Guzmán ha offerto con grande generosità a due giornali che negli anni Ottanta erano pieni di giovani (anche inesperti) guidati da qualche senior: 30 Giorni e Il Sabato. Carriquiry ricorda che per anni ha dedicato molto tempo a discutere e suggerire contenuti e contatti in queste redazioni.
Alver Metalli e Lucio Brunelli, che sono due formidabili giornalisti, sono citati con particolare attenzione nel suo diario, segno di una lunga e feconda amicizia. A noi don Giussani aveva insegnato l’amore alla Chiesa come criterio fondamentale nell’accostarsi agli avvenimenti ecclesiali, Guzmán applicava naturaliter quel criterio da uomo di fede, curioso dell’umanità, senza mai nascondere che cosa gli dettava la coscienza. Mai stato uno “yes man”, scrive oggi con un pizzico di orgoglio ed ha ragione. Mi permetto di arrischiare una considerazione molto personale: conosco poche persone che hanno saputo dire dei no anche ai massimi livelli nella Chiesa, come Guzmán, Alver e Lucio. Allo stesso tempo rimanendo testimoni di una grande sequela e obbedienza al Signore e al Papa.

Una vita segnata dalla Provvidenza

Bello e discreto in questo prezioso libro anche il ritratto della famiglia Carraquiry.
Una famiglia cresciuta abitualmente senza nonni e parenti nella stessa città e con un padre spesso in viaggio; famiglia numerosa, dopo Juan Pablo sono arrivate Maria Pía, Maria Sofia e Maria Leticia. Dietro ogni grande uomo c’è una grande donna: in questo libro la regola è confermatissima. Lídice accompagna, con la sua saggezza, ogni passo del marito, che fa trasparire un grandissimo amore e ammirazione per sua moglie. Li contraddistingue una spiccata ospitalità, segno di una riconoscenza più profonda.
Nello scrivere queste sue memorie, infatti, Guzmán Carraquiry trasmette un profondo senso di gratitudine per una intera vita che sente segnata dalla Provvidenza. La gratuità di casa con gli ospiti, la ricchezza del matrimonio, la riconoscenza per figli e nipoti (che sono poi arrivati) non costituiscono un capitolo diverso da quello del servizio alla Chiesa cattolica.
Nella Curia i “santi” che un sacerdote gli suggerì di cercare all’inizio della sua missione in Vaticano non sono certo mancati. A cominciare dai Papi. Alla cui stima ci accompagna in tutto il suo diario, insegnandoci fra l’altro che il Signore, misteriosamente, gioca da sempre con le differenze umane dei successori di Pietro che il suo Spirito indica.