SPIRAGLI

Walter Rosenblum, Bambini gitani che giocano a carte New York, 1938 © Rosenblum Family

Numero 76
17 ottobre 2025

Un po’ di luce. Appena appena, certo. Luce che sono spiragli. Impercettibili spazietti da cui filtrano fiammelle che rischiarano. Da terre desolate, sfregiate, rase al suolo. Le armi hanno incominciato a tacere con qualche rigurgito di nefandezze che però sembra non aver messo pietre sopra alla luce che sono spiragli. L’editoriale ragiona sul qualcosa di buono che è successo in Terra Santa, sullo scambio di ostaggi e prigionieri. Su un percorso di pace difficilissimo e forse avviato con questa tregua. Gli spiragli vanno sempre assecondati e favoriti perché toccano il cuore e la ragione di ciascuno. E con quanti spiragli ha avuto a che fare Guzmán Carriquiry, un laico chiamato da papi a lavorare a livello anche diplomatico nel cuore della Chiesa, nelle stanze vaticane. Alessandro Banfi parla del suo libro/diario Il Testimone uscito per Cantagalli. Un racconto prezioso, ricco di incontri e tappe fondamentali. Un documento assai utile per comprendere il modus operandi della Chiesa e il presente che stiamo vivendo. Come aiuta, invece, alla comprensione dell’America la lezione di monsignor Alberto Albacete, professore universitario ed editorialista del New York Times tenuta nel marzo del 2003 al Centro Culturale di Milano su guerra, pace e pacifismi. In un momento terribile di scontro dopo la tragedia nichilista delle Torri Gemelli (11 settembre 2001). Un contributo per nulla superato. Un’analisi e un affondo di conoscenza per avvicinare con curiosità la storia Usa. E così entrare in un orizzonte interessante di pensiero per provare a intercettare spunti, anche imprevedibili, per paragonarsi con quel che gli Stati Uniti sono oggi. Dagli spiragli di conoscenza agli spiragli di un’umanità ritrovata che scardina la guerra che si insinua nel nostro vissuto quotidiano. Di questo ed altro parla il nuovo romanzo di Viola Ardone, Tanta ancora vita (Einaudi). La recensione è a cura di Enzo Manes. Mentre Marco Dotti ci porta ad incontrare le riflessioni del grande scrittore russo Josif Brodskij a proposito del valore della parola come carne viva che esprime la verità del desiderio di libertà. Una provocazione, la sua, adeguata a prendere atto della pesantezza dell’ideologia che fa fuori la libertà di parola. Imprigionando il linguaggio si rende l’uomo arido e suddito. Mario Calabresi, con il suo ultimo libro Alzarsi all’alba (Mondadori) indaga sul senso della fatica attraverso il racconto di storie vere, semplici, sorprendenti e rivoluzionarie. Un sommerso silenzioso di cui nessuno parla perché non fa notizia. Ma è proprio in questa invisibilità che si afferma un vivere pieno di significato. Sono volti che si alzano quando ancora non è mattino. Che entrano nella giornata offrendo la propria fatica in relazione con l’altro da loro. Che non è mai fatica di vivere. Ma fatica come spiragli di vita. Ne parla Walter Ottolenghi.

Buona lettura

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