L’umanesimo assediato. Il significato da salvare

Il processo di separare l’uomo dal corpo sta procedendo a spassi spediti. L’era dell’assolutizzazione dell’artificiale ha come programma definitivo quello di smaterializzare la persona nella sua interezza. Di disincarnarla. Per costruire creature che siano una cosa diversa dall’uomo in quanto uomo. La sfida è aperta. Lo psichiatra e filosofo tedesco dell’università di Heidelberg, in arrivo al CMC, è impegnato a studiare e a fare i conti con questo insidioso e articolato processo di disumanizzazione. Temi cruciali e da approfondire. L’occasione da non perdere, dunque, è l’incontro con questo scienziato e intellettuale in calendario lunedì 23 febbraio, alle ore 21, nell’auditorium del Centro culturale di Milano    


13 febbraio 2026
Editoriale

Siamo dentro a un tempo segnato dall’offensiva più spregiudicata e proprio per questo pericolosa: la demolizione dell’umano. In ciò che è la sua natura, il corpo. Oggi il corpo umano è sempre meno corpo, ridotto a qualcosa d’altro, smaterializzato, vuotato di significato. L’era del digitale, dello spirito artificiale dell’informazione sembra proprio aver lavorato con profitto per separare l’uomo dal corpo facendone una magnifica entità artificiale. Questo processo rivoluzionario brama un uomo incorporeo, sublimato, distaccato dalla carnalità della vita. Ecco allora che l’informazione diventa il tutto che programma il presente. Diventa la coscienza della soggettività umana. Appropriandosene. Sovvertendola. Questo distacco, a tutti gli effetti disumano, è la chiave di volta dello spirito di un tempo che afferma il valore della simulazione della realtà. Unartificio assai ben fatto. Coscienzioso nella sua deturpante incoscienza.

La dittatura degli algoritmi “coscienziosi”

Lo psichiatra e filosofo tedesco dell’università di Heidelberg (sulla cattedra di filosofia e psichiatria di Karl Jasper maestro di Hannah Arendt ), Thomas Fuchs, si cimenta e non da oggi a fare i conti con questo articolato processo di disincarnazione dell’umano dettato dall’aggressività del digitale.(Meritano la lettura due suoi libri: Ecologia del cervello. Fenomenologia e biologia della mente incarnata, Ed. Astrolabio; Che ne sarà dell’essere umano?. Per un nuovo umanesimo, Castelvecchi). Quel che per lui ha dell’incredibile è la sostanziale accettazione di una nuova versione del mondo dove l’uomo è stato retrocesso a protagonista artefatto di un ballo in maschera, una danza senza volti, senza corpi, senza io. Tuttavia, Fuchs, nei suoi scritti, non ha alcuna intenzione di cedere allo stato di rassegnazione. A tale regressione. Avverte, proprio ora e proprio qui, la necessità di domandarsi cosa sia rimasto in vita dell’umano in quanto umano. Nella sua interezza. Tenuto conto che lo spirito artificiale intende corrompere l’umano riducendolo a una sorta di spirito alato, ossequioso, obbediente e soccombente allo spirito del tempo e dello spazio scandito dalla rivoluzione digitale. Dalla dittatura degli algoritmi “coscienziosi”.

Karl Jaspers al centro foto e dopo un collega a destra Hannah Arendt

Partecipare, magari anche con sentimenti di cordoglio, al funerale dell’umano, non è circostanza che appassiona lo studioso.Per la nobile ragione che l’essere vivente, che conosce la verità dell’esperienza, dispone di anticorpi che ancora possono metterlo sul chi vive nei confronti della vita artificiale.
La sua coscienza, umanissima, è il grimaldello che può ancora scardinare il piano diabolico della disincarnazione. La robotizzazione del reale non è la sentenza definitiva proprio perché la vita stessa non è un prodotto che si possa inscatolare, assemblarlo secondo paradigmi artificiali, in passato si sarebbe detto a tavolino.

La feconda imperfezione

Eppure, i sistemi artificiali dicono qualcosa che ha ricadute molto concrete. Eppure non possono, perché non riescono, a dire tutto. Perché l’imperfetta umanità, anima e corpo che si tengono a braccetto, rimane un fattore destabilizzante, in definitiva incorruttibile. I sistemi artificiali hanno certezze, però.
Una è il punto, per essi, di non ritorno: l’uomo è manipolabile e ottimizzabile.
Il passaggio che hanno in mente non è da prendere sotto gamba: l’homo sapiens deve uscire di scena per fare posto all’homo optimus, la creatura controllata da macchine che gli impianterebbero nella coscienza, finalmente artificiale, nuovi valori e nuovi desideri. Irrorata da algoritmi e calcoli matematici. Fuchs, a cui non sfugge la caratura del problema, chiama in causa addirittura Dostoevskij laddove l’autore di Delitto e Castigo scrive che «l’essere umano di carne e sangue inizia ad annoiarci».
Come spesso accade allo scrittore russo, le scosse telluriche le avverte in anticipo. E allora, prigionieri di questa prospettiva, avrebbe più fascino coltivare l’idea dell’uomo nuovo anziché continuare straccamente ad occuparci dei soliti sobbalzi dell’umano che conosciamo. Tale fantasia, acrobazia senza rete, non ha nulla di sano.
Si tratta dell’idea che ha abbandonato l’ideale. Dell’idea che intende ridurre l’uomo a comparsa. A “scomparsa”. Adesso siamo a quel tornante, a quell’irrompere dell’insensato, dell’irragionevolezza dell’era digitale orchestrata come assoluto; come quel processo rivoluzionario che, facendo fuori la corporeità, cioè l’anello forte e irriducibile dell’esistenza umana, attua un percorso di trasformazione che confligge con la resistenza ultima dell’uomo in quanto creatura sorprendente. Sempre sorprendente nella sua dolorosa domanda di vita vera.

Valerio De filippis – Bagnanti (2020), olio su legno – cm57x29 (collezione privata)

La risposta al transumanesimo

L’era digitale totalizzante occupa già a pieno titolo il viale del transumanesimo che non contempla il limite. Il suo obiettivo è quello di promuovere ed esaltare relazioni fra soggetti disincarnati. Dialoghi, amicizie, affettività da perseguire con altri canoni.
Sono connessioni (anche iper) senza carne e senza ossa. Abbiamo così il tracimare di una presenza artificiale e artificiosa costruita sul baratro di una clamorosa assenza. E, spiega Fuchs, proprio riconoscendo questa inconsistenza fattuale – l’insoddisfazione, al dunque, di questi incontri virtuale – che si può tornare ad affermare la centralità inesorabile della comunicazione corporea, della soggettiva corporea, dell’autentica e radicale connessione. Il presente è carnale. Ecco la risposta innovativa al programma retrò del transumanesimo.         
Il lavoro di Fuchs è prezioso. Occuparsi dell’uomo, nell’epoca in cui lo si vuole soppiantare infliggendogli l’umiliazione di ridurlo a vittima trasformativa della macchina, è una sana preoccupazione. Una scialuppa di salvataggio antropologica, filosofica, psichiatrica (una certa cecità del riduzionismo neurobiologico che dimentica la funzione relazionale del cervello, sganciandolo dal corpo in favore di una sorta di cerebro – centrismo. Questa visione allontana dal vedere la persona come persona, proprio perché l’umano viene sostanzialmente plasmato a entità incorporea, senza cuore, strappata alla sua verità).
Il mondo così trasformato, sballottato da forze che spingono verso la definitiva vittoria della de – materializzazione, della messa all’indice dell’umano, apre a scenari che non possono non inquietare.
L’incontro con Thomas Fuchs, in calendario lunedì 23 febbraio, alle ore 21, nell’Auditorium del Centro Culturale di Milano, è davvero un’occasione per ascoltare la voce di uno studioso intonato con la vita, ragionevolmente arcigno nella sua scelta di collocarsi “dalla parte dell’umano” come da titolo del ciclo di questi appuntamenti cordiali con la vita perché cordiali con la persona incarnata.