IMPERFETTI
Numero 83
13 febbraio 2026
I saggi per davvero hanno sempre invitato a raffreddare gli entusiasmi quando si esagera: “Guarda che la perfezione non è di questo mondo”. Ce l’avevano e, ancora ci provano, realisticamente, con l’uomo che si allarga un po’ troppo.
Purtroppo, come spesso succede ai portatori di saggezza, quella sacrosanta verità, già presa di mira nel tempo, oggi appare drasticamente messa da parte. La smania di perfezione ha preso drasticamente il centro della scena.
E così l’uomo rischia di diventare altro. Un post nell’era del post – umanesimo.
Nel Novecento i totalitarismi vagheggiavano mondi perfetti e su questo errore ed orrore si sono schiantati, vedi l’abbaglio occidentale per la Cina di Mao (editoriale). E come racconta benissimo il premio Nobel per la Letteratura Herta Müller in una raccolta di suoi scritti e discorsi a proposito di regimi, lei che ha vissuto la terribile esperienza del comunismo rumeno di Ceausescu. (Del suo libro parla Enzo Manes). Lo psichiatra e filosofo Thomas Fuchs fotografa benissimo questa situazione di grave pericolo. Dove la realtà, perfettamente tecnocratica, dice del desiderio di programmare un uomo sempre più disincarnato, diviso, nella sostanza soggetto artificiale. Eppure, la condizione di assoluta precarietà dell’uomo in quanto uomo, non preclude, secondo Fuchs, la possibilità di una fioritura dell’umano, di un nuovo umanesimo nell’età del digitale.Proprio perché la dittatura dell’artificiale è un piano perfetto ma non un delitto perfetto (ne parla ancora Enzo Manes).
Ci sono dittature che assumono il volto sistemico delle teocrazie.
Perfezioni fallaci. Marco Dotti ragiona sull’era della post – verità che brama di normalizzare il mondo a partire dal caso Salman Rusdhie ed entra in contatto con il pensiero dello scrittore a partire dalla rilettura del suo libro più famoso e osteggiato dal regime di Teheran: I versi satanici. L’imperfezione, invece, è il sale della vita.
È l’uomo creativo che vive il tempo e abita lo spazio con pieno gusto. L’imperfezione è la coscienza di desiderare l’esperienza del viaggio per tornare a casa.
Un’Odissea a fin di bene. Come è contenuto nel libro di Andrea Pezzi di cui dà conto Roberto Persico. A chiudereil numero, Alessandro Banfi, riflette intorno all’ultimo film di Checco Zalone, Buen Camino, un successo al botteghino a dir poco clamoroso (è la pellicola italiana che ha incassato di più nella storia delle nostre sale cinematografiche). Trovandovi un’interessante domanda di vera religiosità e perciò di un umano che è in ricerca, appunto in cammino. E questo, lo si riscontra – così spiega l’autore dell’approfondimento – anche in diversi accadimenti in Europa che meritano di essere posti in evidenza.
Buona lettura