Leone XIV: “Svegliamoci dal torpore dell’impotenza”

I predatori del mondo, con la dialettica delle armi ma anche con le nuove armi di una dialettica sempre più invasiva e stordente, lavorano per contagiare i popoli con impalcature post ideologiche, ma pur sempre tali, che negano la verità dell’uomo e dunque la sua libertà. Così la guerra diventa normalità. I predatori osano con le loro insensate teorie. E lavorano con entusiasmo diabolico alla costruzione di un nuovo dominio globale. La Chiesa non ci sta al prevalere della irragionevolezza. E invita ciascuno di noi a non cedere al tranello della rassegnazione. Servi contemporanei di padroni spregiudicati e sempre affamati di territori. Dei nostri corpi. Delle nostre anime     


13 marzo 2026
Editoriale

Eccoli lì. Seduti al tavolo che fa più gola. Sono tre. Loro tre e basta. Stiamo imparando a conoscerli piuttosto bene. Quasi superfluo dirne i nomi. Lo facciamo rigorosamente in ordine alfabetico altrimenti ci scappa il missile: Xi Jinping, Vladimir Putin. Donald Trump. Così diversi così tragicamente uguali. Sono quelli che vogliono dar vita a un nuovo ordine mondiale fatto a loro immagine e somiglianza. Ordine? Più realistico parlare di un nuovo dominio globale. Ci sono buone possibilità che vi riescano.
Non c’è alcuna certezza che da questo programma di dominio globale possa venirne qualcosa di buono. Anche perché è tutt’altro che certo che le cose vadano esattamente nella direzione che i tre bramano. E realismo suggerisce che non è scontata un’armonia di lunga durata fra chi si è accomodato, con le buone e con le cattive, a quel tavolo della spartizione del mondo. Come si dice: il banco può sempre saltare.

Il primato dell’autoreferenzialità e della potenza

Il nuovo dominio globale si regge su visioni di chi da tempo ha preso a litigare con il senso autentico delle cose. Attuare il metodo della prevaricazione supportate da giustificazioni di pensiero strumentali è la cifra di un corto circuito incosciente. Con un senso insensato. La Chiesa sta facendo sentire la sua voce per denunciare l’irragionevolezza di quanto sta accadendo. Sull’ultima guerra esplosa in Medio Oriente, ad esempio. Il segretario di Stato, cardinale Pietro Parolin, ha chiarito attraverso i canali dei media vaticani che “è davvero preoccupante questo venir meno del diritto internazionale: alla giustizia è subentrata la forza”. E ha denunciato il manifestarsi di un nuovo scenario globale segnato da un “multipolarismo caratterizzato dal primato della potenza e dall’autoreferenzialità”. 
Un primato dettato dalla logica del dominio. Una tragedia di proporzioni enormi. Il rischio concreto è che si apra una voragine irreparabile. Questo pensa il porporato. Questo pensa la Chiesa. Secondo Parolin, riconoscere agli Stati il diritto di intraprendere guerre preventive sulla base di valutazioni unilaterali sarebbe estremamente pericoloso: “Se agli Stati fosse riconosciuto questo diritto, il mondo intero rischierebbe di trovarsi in fiamme”.

@Edan Cohen

Le guerre preventive

Putin ha scatenato una guerra preventiva contro l’Ucraina. Israele e Stati Uniti lo stesso con il regime sanguinario di Teheran. E se fosse la Cina ad imitarli prendendosi con la forza Taiwan come da copione perverso? In questi giorni da Pechino si sono sentire parole chiare e piuttosto preoccupanti: “Taiwan è sempre stata parte della Cina  e non è, non è mai stata e non sarà mai un Paese indipendente”.
Così ha parlato il ministro degli Esteri cinese Wang Yi, in occasione della quarta sessione della 14ª Assemblea nazionale del popolo. Ed ha aggiunto che, più la comunità internazionale si opporrà all’indipendenza di Taiwan e sosterrà il principio di una sola Cina, più pace e stabilità saranno garantite. Perché la regione di Taiwan “è stata riconquistata dalla Cina oltre 80 anni fa e a nessun individuo o forza sarà permesso di separarla di nuovo”, “si tratta di una linea rossa che non permetteremo di sorpassare”. Per il dirimpettaio Giappone queste non sono altro che parola da colonialisti. Dar torto a Tokyo è francamente difficile a meno che non ci si voglia accodare alla mentalità insensata dei predatori.

@Yannis Behkaris

De Gasperi: “L’Europa unita è il più grande baluardo della pace”

Ma allora, è necessario prendere atto che le visioni coloniali soffocano i popoli.
In un mondo attraversato da conflitti che scuotono e sembrano sorprendere ogni angolo del pianeta, papa Leone XIV ha detto che “l’umanità intera è chiamata a destarsi dal torpore dell’impotenza, da quella rassegnazione che porta a credere irraggiungibile un’epoca libera dalla guerra”. Se ci pensiamo, il riferimento del Santo Padre all’umanità intera è un invito preciso e accorato a ciascuno di noi. A me. Al mio stare al mondo. Non vi è altra strada che ripartire dall’umano, dal senso della vita, per sorprendere i piani predatori. Ripartire dall’umano è anche pensare a una politica che costruisce. Come lo fu nei giorni della fine della Seconda guerra mondiale, con le macerie dappertutto, qualcuno avvertiva l’urgenza dell’affermarsi di un’Europa di pace, plurale, cordiale. Diceva Alcide De Gaspari agli albori del progetto: “L’Europa unita non nasce contro le patrie, ma contro i nazionalismi che l’hanno distrutta. L’Europa unita è il più grande baluardo della pace”.