L’urgenza della dimensione “medioccidentale”

Nel bisogno della persona e delle comunità ruota la possibilità di un rilancio di un Occidente che punta sui legami piuttosto che sulle distinzioni muscolari. È la prospettiva fisica, culturale e politica di un laboratorio creativo che non elimina ma recupera invece il bene di un’originalità dimenticata. Questo ed altro si trova in Medioccidente (Marsilio) di Giuseppe Lupo, docente di letteratura contemporanea all’Università del Sacro Cuore.  Un libro che unisce letteratura ed economia, storia e geografia allo scopo di descrivere l’immagine di un Occidente diverso. Per l’appunto un Medioccidente…


2 ottobre 2026
La nuova cerniera
di Roberto Persico

Suppergiù un anno fa avevo avuto occasione di svolgere su queste colonne una riflessione sul conservatorismo, inteso come desiderio di conservare il meglio della tradizione occidentale (https://www.centroculturaledimilano.it/la-sfida-del-pensiero-conservatore/).
Ora mi è capitato per le mani un libro che legge questa tradizione da un’angolatura diversa, da una prospettiva che la arricchisce di elementi fondamentali per avere dell’Occidente un’idea più completa, più ricca dell’immagine che facilmente si semplifica quando adoperiamo questo termine.
Si tratta di Medioccidente di Giuseppe Lupo, docente di letteratura italiana contemporanea in Università Cattolica nonché romanziere di successo e saggista un po’ sui generis, uso a mescolare suggestioni letterarie e questioni economiche e sociali (intervenuto al CMC per gli incontri sul centenario di Giovanni Testori). E così è anche per Medioccidente, uscito di recente per i tipi di Marsilio, che tiene insieme letteratura ed economia, storia e geografia, per delineare l’immagine di un Occidente diverso, appunto un Medioccidente.

Al New York Encounter 2026

Profitto e benessere dei lavoratori

Se comprendere l’origine del termine non è difficile, una crasi fra Occidente e Medio Oriente scritta volutamente senza trattino, a indicare una immediatezza di legami più che una distinzione, meno facile è identificare i confini di questo spazio, culturale prima ancora che geografico, «cerniera fra un Oriente mai finito e un Occidente mai cominciato», «regione che si compone di frontiere non più invalicabili, di soglie da attraversare non per tentare la fuga da modelli in disarmo, ma per rivitalizzarne le strutture». E così, piuttosto che de-finire, de-terminare, Lupo preferisce suggerire, evocare, raccontare persone, luoghi, temi, storie che in mille modi permettano di approssimare il concetto di Medioccidente per pennellate successive.
Seguendo il suo approssimare vagabondando, così faremo anche qui.
Forse si può cominciare dall’economia. Qui l’Occidente senza aggiunte è quello del capitalismo puritano, del successo come criterio unico, di un sistema che premia i vincitori ma condanna gli sconfitti senza appello.
Medioccidente invece è capitalismo sì, ma attento sempre al valore della persona e al bene comune. È il capitalismo medievale raccontato da Luigino Bruni in Capitalismo meridiano, “comunitario e meticcio, cattolico e relazionale, frutto di una bizzarra alleanza tra lo spirito dei mercanti e quello dei frati mendicanti”. Un po’ Decamerone e un po’ Cantico delle creature», il capitalismo «utopico ma concreto» di Adriano Olivetti, attento al profitto quanto al benessere dei lavoratori, «espressione di una filosofia nella quale si radunano la dimensione dell’io e quella del noi, i trionfalismi esasperanti del self made man e l’attenzione agli ultimi. Su questo argomento si trova la linea di faglia che divide l’Estremo Occidente dal Medioccidente».

Dialogo e integrazione: la nascita dell’identità europea

Se passiamo alla geografia, Medioccidente sono ovviamente i Balcani, con il ponte di Višegrad cantato da Ivo Andrić e quello di Mostar drammatica immagine della guerra di Bosnia, simboli entrambi di confini fatti per essere attraversati.
Ma Medioccidente sono anche gli Appennini e l’Adriatico, entrambi con la vocazione di separare un est e un ovest e insieme di unirli; Medioccidente sono Budapest e Praga, la Praga prima dell’incontro fra cechi, tedeschi ed ebrei e poi di Milan Kundera, il Kundera de L’Occidente prigioniero, potente richiamo alla capacità di dialogo e di integrazione che sta alla nascita dell’identità europea; ma Medioccidente, sorprendentemente, può essere anche New York, «la New York descritta da Vittorini, [che] ha tutte le caratteristiche per farsi paradigma di una vita comunitaria ed è un paradosso: divenuta archetipo del melting pot e della mescidazione dei linguaggi, da avamposto dell’Estremo Occidente New York si trasforma nell’ennesima enclave del Medioccidente».

Il quartiere Soho a New York

Superare la logica dei dualismi

Il discorso sui luoghi ci ha portato a quello sulla letteratura. E qui Lupo spazia dall’antichità a giorni nostri, cominciando da Ulisse, gli Argonauti e l’Anabasi di Senofonte per arrivare a Vittorini, Pavese, Calvino e non solo, sempre seguendo il filo rosso di una ricerca per cui «per trovare i presupposti del Medioccidente occorre inseguire il miraggio di una terra come bisogno di comunità e non conquista individuale».
Il discorso sarebbe ancora lungo, ma lo spazio e la pazienza del lettore si fanno brevi; perciò tratteggiamo rapidamente due ultimi argomenti.
Il primo: la chiara dichiarazione di Lupo che cercare un altro Occidente non è un rinnegamento del bene che l’Occidente è stato ed è, ma una realistica valutazione dei suoi limiti e della necessità di ritrovare un Occidente migliore. Per dirla con le sue stesse parole, «l’esigenza di cercare il Medioccidente si origina da un sentimento di dissenso (o di delusione) rispetto a quel che negli ultimi anni si manifesta sotto la definizione di Occidente. Ciò non implica il pericolo di derive antioccidentali, piuttosto il bisogno di chiarire da dove nascono dissenso e delusione».
«Veniamo fuori da un secolo, il Novecento, che ci ha abituato a ragionare per dualismi […]. Ora che siamo abbondantemente fuori da tali contesti e che l’Occidente ha mostrato un quadro di imperfezioni e di incompletezza, si avverte l’urgenza di cercare la dimensione medioccidentale senza che con questo si arrivi a negare la validità dell’Occidente».
Il secondo. Un elemento chiave di questo Medioccidente da ritrovare è l’esperienza, la tradizione cristiana: «il tema di un cristianesimo che media comunità e persona, rilanciato come antidoto al primato dell’individuo, inquadra perfettamente il dialogo fra Oriente e Occidente, partendo dall’antica presenza di organizzazioni cenobitiche fino ad arrivare all’invenzione del monachesimo benedettino».
Ma non è solo storia antica: figure del Medioccidente, secondo Lupo, sono don Milani e don Zeno Saltini, Ivan Illich e Jean Vanier, ma anche Giuseppe Dossetti e Giorgio La Pira, Amintore Fanfani e Giuseppe Lazzati, Gianni Baget Bozzo e Leopoldo Elia, Achille Ardigò e la rivista “Cronache sociali”. E qui a chi scrive sono venute in mente antiche diatribe che hanno contrapposto, a volte anche duramente, la linea culturale che ha sempre ispirato il Centro Culturale di Milano con alcuni dei personaggi testé elencati. Ma se il Medioccidente è il luogo in cui diversi possono incontrarsi senza rinunciare ciascuno alla propria tradizione e al contempo arricchendosi della tradizione dell’altro, non potrebbe essere un buon esempio anche un incontro, un dialogo fra esperienze un tempo antagoniste?