Benigni innamorato del sì di Pietro a Gesù

Gesù, per tre volte, fa questa domanda al discepolo. E lui risponde per tre volte che sì, che lo ama. In quel momento avviene la rivoluzione dell’amore. La Chiesa si avvia con quel sì d’amore. La Chiesa inizia a camminare avendo come pilastro quel sì che è rivoluzione d’amore. La scoperta della figura di Pietro di Roberto Benigni. E l’incontro con il pescatore della Galilea attraverso l’immedesimazione di padre Mauro Lepori. Per dire che l’amore non è storia del passato. Ma accadimento in questo presente. Perché lo sguardo di chi nasce in quella grotta è luce piena. Uno sguardo d’amore per ciascuno di noi  


12 dicembre 2025
Editoriale

San Pietro

«Simone, mi ami tu?». Domanda diretta, affilata, bella. Il discepolo Pietro se lo sente chiedere per ben tre volte. E il suo sì riecheggia ogni volta di quelle tre volte.
Ogni volta più certo dell’incertezza di doverlo ribadire. Tre volte sì. Ecco allora che in quel momento si compie la rivoluzione dell’amore. In quel momento prende forma la Chiesa dell’amore. Ne erano già successe di cose nel rapporto fra Simone e Gesù, un rapporto avviatosi quel dì con l’invito di Gesù a seguirlo. E Simone decide di seguirlo, conoscerlo, diventargli amico per la vita. Il discepolo pronuncia quell’atto d’amore a Gesù, al Maestro che aveva tradito, che aveva rinnegato.  Tre sì al suo Signore che lo ha trafitto con la domanda più alta, più semplice, più tutto.
Il gallo aveva cantato secondo quanto anticipatogli da Gesù per mettere a nudo la fragilità dell’uomo, la fragilità di ogni uomo. Eppure, il tradimento di Pietro non è nulla davanti alla rivoluzione dell’amore. Anche mentre lo tradisce il tradito non lo abbandona alla sua vergogna. Rimane con lui quando lo tradisce e quando si pente. Cosa vuoi mai che sia un tradimento. A Gesù poco importa quell’inciampo così umano. Perché lui è Pietro «e io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa». Gli parla così la Pietra angolare. E il sì d’amore di Pietro è scolpito nella pietra.

Quando sarò capace di amare

«Mi ami tu?». La domanda è così netta e diretta che oggi è piuttosto inconsueta. Chi la pronuncia e chi se la sente dire è, quel che si dice, una mosca bianca. Oppure un illuso che crede ancora che possano succedere queste cose. Perché questo tutto è tranne che il tempo dell’amore. Questo è per lo più il tempo di molto altro, ma non dell’amore. Questo è il tempo del maltempo. Viviamo in un mondo dove le perturbazioni dettano legge. Dettano la linea. L’uomo è il protagonista delle perturbazioni. Oggi l’uomo sembra ormai incapace di amare.
Eppure, proprio perché in ballo c’è l’uomo, il desiderio di amare non può finire soffocato. E neppure essere, quando va bene, una lontana nostalgia, un ricordo che però ora lascia il tempo che trova. Giorgio Gaber sull’urgenza di dare retta al desiderio di amare, ci ha scritto una canzone struggente. Come indicano questi passaggi che aprono il cuore:
Quando sarò capace di amare 
mi piacerebbe un amore
che non avesse 
alcun appuntamento col dovere

Senza cattive o buone azioni
senza altre strane deviazioni
che se anche il fiume le potesse avere 
andrebbe sempre al mare.

Così vorrei amare.

Il cristianesimo rivoluzione d’amore

«Mi ami tu?». Cosa c’è di più vero e bello di questa domanda che suggella unità, legame, fedeltà, cambiamento, cammino. Apertura all’altro, alla pace nel cuore, al mistero della vita. Che tiene aggrappati a sì di Pietro. A quel Pietro umile pescatore. A quel Pietro, l’amico di Gesù, che è uno di noi. Un uomo come noi. Il cristianesimo rivoluzione d’amore è quanto mai questione vitale. Adesso. Non più un minuto fa. In questi giorni l’attore e regista Roberto Benigni ha ammesso con il suo baldo entusiasmo: “L’umanità di Pietro e la nostra umanità. Non potete capire cosa mi è successo, mi sono innamorato di Pietro, il migliore amico di Gesù». E ha voluto comunicarlo a tutti con il monologo intitolato Pietro – un uomo nel vento. Papa Leone XIV lo ha visto in anteprima, seduto fianco a fianco all’autore dell’opera (il monologo è andato in onda su Raiuno, in prima serata, il 10 dicembre): “Che bello il monologo su San Pietro, parla di amore”.

Vocazione di Pietro e Andrea – Attribuzione a Michelangelo Merisi detto Caravaggio

Lo sguardo di Gesù

Il Padre cistercense Mauro Giuseppe Lepori, nel 2015, usciva con il libro Simone chiamato Pietro (Cantagalli). Pagine di incontro con Pietro. Ha scelto di raccontare Pietro, immedesimandosi con la sua vita, la sua amicizia con Gesù. L’amore con Gesù definito da quei tre sì. Ecco, per fare un esempio, come fa entrare il lettore in quella storia così piena di tutto: Un’idea gli trafisse la mente e lo fece voltare di scatto verso il sole. Il sole non vede mai le ombre! Il sole manifesta la nostra opacità, ma lo fa illuminandoci, e l’ombra che si crea non è mai al suo cospetto. Ancora una volta Simone pensò allo sguardo di Gesù. Mai Gesù lo aveva guardato mettendo in evidenza la sua miseria, neanche nel cortile del sommo sacerdote. (…) Solo noi peccatori vediamo le ombre sul volto degli altri perché il nostro sguardo è privo di luce. Oh, certo Gesù conosceva la nostra opacità, ma il suo cuore non poteva che amarla, cioè perdonarla, redimerla, salvarla, purificandola con la luce del suo sguardo».
Capite, capiamo, perché il sì di Pietro è rivoluzione d’amore? Che accade per ciascuno di noi? Buon Natale!