18 novembre ore 20,45
Aula Magna dell’Università Cattolica di Milano
Largo Gemelli, 1 – Milano (MM2 S. Ambrogio – MM1 Cadorna)

drammaturgia di Giampiero Pizzol e Otello Cenci

con

Andrea Soffiantini, Andrea Carabelli, Giampiero Bartolini, Giampiero Pizzol

ingresso gratuito

In occasione delle celebrazioni dei 400 anni dalla morte di William Shakespeare 1616-2016 ha preso forma il progetto della produzione e allestimento teatrale di un’Opera del grande Autore dimenticata dalle scene teatrali. Si tratta di un evento speciale destinato non solo a celebrare il più grande autore teatrale di tutta la storia, ma di un progetto che mette in luce il rapporto tra ideali e politica, tra arte e vita.

Dopo l’impresa di Manalive, commedia tratta dal romanzo di G.K. Chesterton, ecco Otello Cenci e Giampiero Pizzol alle prese con un altro autore anglosassone, forse il più grande di tutti : William Shakespeare. E di nuovo a fare i conti con un altro uomo vivo ovvero Thomas More. In scena quattro personaggi: Munday la spia, Burbage e Fletcher due attori della Compagnia del Globe e lo stesso Shakespeare. Quattro attori per dar vita e morte a Tommaso Moro.

Ma cosa ha fatto di tanto grande questo avvocato londinese da conquistare persino Shakespeare? Cosa ha lasciato quest’ uomo, forse l’unico uomo politico a diventare santo e patrono dei politici, per affascinare il Bardo inglese? Infatti Shakespeare riunisce intorno a sè altri quattro artisti elisabettiani, prende la penna e scrive di suo pugno un’opera teatrale dedicata a More. Opera strana, geniale e misteriosa, ampiamente censurata, anche perchè More si era opposto decisamente alla politica spietata e assolutista del Re giocandosi la testa.

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Con un Amleto o un Enrico, William ha guadagnato bene, con un Thomas More rischia di perdere non solo gli incassi ma la vita. Dunque se una azione costa tanto, deve valere tanto. Forse il nostro Bardo avrebbe voluto essere More? E almeno per un attimo lo sarà stato? Essere non solo un servo di corte ma un uomo vivo che sa andare contro corrente e morire per un ideale? Non restare un artista sulla scena del teatro, ma entrare sulla scena politica? Essere o non essere come More?

Shakespeare morto da Quattrocento anni si rivela in questa sua opera più che mai vivo così come Tommaso Moro lo è anche dopo la sua morte!

La sfida si gioca sul palcoscenico ma si vince nella vita perchè grandi domande, ieri come oggi ci assediano e impongono una risposta: si può vivere da cristiani la politica? C’ è un punto in cui giustizia e misericordia si incontrano? Una società giusta è solo un’utopia? E’ possibile vivere la fede con un sano umorismo? Si può dare la vita per un ideale, vedere un amico nel proprio nemico? Trovare il bene e non il male perfino in chi ci condanna a morte e ci taglia la gola?

Questo è il cuore della politica dell’Umanista cristiano Thomas More che ne dà una delle interpretazioni più lucide e profonde attraverso il suo impegno di filosofo e primo ministro, ma anche attraverso il suo arguto e fantasioso pensiero che lo porta a muoversi sulla scena politica dei suoi tempi unendo alla fede uno spiccato senso dell’umorismo. L’ esito è non solo la composizione della famosa e comica Utopia, ma anche una dimensione religiosa dell’esistenza non triste e bigotta, ma allegra e aperta alla sorprendente realtà della vita.

Perchè Shakespeare decide di rischiare la carriera e la vita? Quale mistero si nasconde nella collaborazione con tali autori? Tra questi addirittura quel Monday che lavorava come spia al servizio della Regina, responsabile della cattura e della morte di tanti oppositori e sacerdoti? Come mai Shakespeare sceglie questa pericolosa strada? Qual’ è il segreto accordo fra i cinque scrittori del dramma? E’ la sua fede cattolica a muoverlo verso questo grande santo? Oppure un progetto di cambiamento politico della società inglese?

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