Anno della fede, 2012/2013

Nella mentalità più diffusa quando si dice “fede” si pensa a qualcosa che si contrappone alla ragione, a un’esperienza legata al sentimento e a ciò che sfugge – nel bene o nel male – alla razionalità. Invece la fede è una questione di conoscenza: questa è la sfida che avvertiamo più stringente quando si parla di “fede” di fronte all’invito del Santo Padre ai cristiani e tutti quelli che sono interessati a cercare il significato della vita e del mondo. La fede – che non è “credenza” senza ragione, ma l’accorgersi della presenza di un significato che è più grande di noi – è proprio un modo di conoscere.

Incontreremo alcuni testimoni dal mondo per sorprendere un’intelligenza nuova sulla vita  e per riscoprire dei ‘maestri’ dentro i problemi della società, della mentalità e della storia del nostro tempo.

In una sala gremita di folla il primo incontro avvenuto con il fisico e cosmologo Michal Heller e con l’astrofisico Marco Bersanelli, ha dimostrato l’unità e l’indivisibilità di quell’esigenza che muove la ragione. E’ stato mostrato da una parte il nostro desiderio – come ‘scienza’ – di conoscere appieno il funzionamento dell’universo dall’altra parte il desiderio di conoscere il motivo dell’esistenza dell’universo.

Un amico del pubblico ci ha regalato questa  bellissima “sintesi”, estrapolata da un testo di Luigi Gussani:

C’è una piccola cosa, amici miei, che non vi ho ancora citato: la ragione; la ragione, coscienza del reale. La parola ragione in noi tende a intristirsi immediatamente, perché ce l’hanno insegnata come «due più due fa quattro», come matematica, ce l’hanno insegnata come scienza. E già come scienza non dovrebbe intristirci, perché la scienza è una scoperta: fai tutti i passi ben motivati, ben misurati, ma quello che scopri, scopri! Non è la conseguenza dei passi; i passi ti portano su quel davanzale naturale da cui vedi lo spettacolo della scoperta. La scoperta è uno spettacolo e l’attore di questo spettacolo è Chi fa tutte le cose. L’oggetto proprio della ragione si chiama verità; la verità è la realtà dell’essere in quanto esiste secondo una varietà che non «contraddice», ma «profetizza» l’immensità del Mistero infinito

Come introduzione al prossimo incontro (di giovedì 24 gennaio 2013 ) con l’Abate Generale dei Benedettini Cistercensi Padre Mauro Lepori vi lasciamo questo spunto di J. Ratzinger:

Il soprannaturale, la grande promessa, non mette da parte la natura, al contrario. Chiama l’impegno di tutte le nostre forze per la completa apertura del nostro essere, per lo sviluppo di tutte le sue possibilità. In altre parole: la grande promessa della fede non distrugge il nostro agire e non lo rende superfluo, ma gli conferisce finalmente la sua giusta forma, il suo luogo e la sua libertà. Un esempio significativo per questo viene offerto dalla storia monastica.
Essa comincia con la fuga saeculi, la fuga da un mondo che si chiudeva in sé nel deserto, nel non mondo. Là domina la speranza che proprio nel non mondo, nella povertà radicale, troverà il tutto di Dio, la vera libertà. Ma precisamente questa libertà della nuova vita ha fatto iniziare nel deserto la nuova città, una nuova possibilità di vita umana, una civiltà della fraternità, da cui si formarono isole della vita e della sopravvivenza nel grande tramonto dell’antica civiltà.
« Cercate prima il regno di Dio e tutto il resto vi sarà dato in sovrappiù», dice il Signore (Mt 6,33). La storia conferma la sua parola: aggiunge alla speranza teologica un ottimismo tutto umano.

Joseph Ratzinger
Guardare Cristo
, Jaca Book, Mi, 1989, p. 54.


Scopri il Ciclo

 

Condividi