L’IMPOSSIBILE POSSIBILE

Opera di Letizia Fornasieri, 2000

Numero 96
2 ottobre 2026

Il viaggio apostolico di papa Leone XIV nella “secolarizzatissima” Francia ha detto al mondo che l’impossibile è possibile.
Si pensava – certo secondo le chiavi di lettura consolidate – che nulla di sorprendente sarebbe potuto accadere in quelle quattro giornate. Anzi, il Paese lo avrebbe accolto magari con cordialità marcandone però una distanza siderale. Invece le cose sono andate in modo del tutto diverso.
Per l’appunto è successo qualcosa che ha travolto la banalità del prevedibile sorretto dall’impalcatura ideologica. I giorni del Santo Padre in Francia hanno sapientemente documentato che in questo mondo ferito c’è una Magnifica humanitas che domanda felicità, che rilancia la sfida del cristianesimo come avvenimento che anela alla verità e alla soddisfazione. Di questo si dato conto nell’editoriale.
Un contributo proposto come traccia di lavoro, come elemento provocante e richiamo al significato più autentico della responsabilità personale.
Ci sono poi le false promesse di una novità a portata di mano per cui sembra necessario rompere con la memoria, con l’ieri per un presente insopportabile; un modo di intervenire sulle cose, sulla tradizione mettendogli la museruola del politicamente corretto.
Nicola Varcasia ha riletto il saggio prezioso di Robert Hughes intitolato La cultura del piagnisteo (Adelphi). Un libro assai istruttivo scritto un certo numero di anni fa, assolutamente da riprendere oggi allorché negli Usa si è aperto un dibattito serio sui danni prodotti dal woke e i suoi affluenti “influenti”.
Per andare oltre uno stereotipo di Occidente come soluzione Roberto Persico ha intercettato un libro scritto da Giuseppe Lupo, professore di letteratura contemporanea all’Università cattolica del Sacro Cuore.Titolo: Medioccidente. A leggerlo parrebbe un’ipotesi irrealistica. Eppure – per tornare all’impossibile possibile il ragionamento che propone l’autore è costruito su un’analisi che sta in piedi, su un’ipotesi da non escludere con un’alzata di spalle. E Marco Dotti ha raccontato la storia di un padre gesuita: Roberto Busa. Un uomo straordinario che ha coltivato il gusto della conoscenza applicato all’universo delle tecnologie.
E così abbiamo scoperto che si deve a lui la nascita dell’informatica umanistica; un’indagine linguistica assistita da computer che ha anticipato simbolicamente la ricerca sulle reti neurali e l’intelligenza artificiale. Ecco il recupero di una storia importante. Quanto mai attuale. Come è attuale l’approfondimento di Gianfranco Fabi che si è cimentato con un tema “caldo”: visto che il nostro è un Paese di “risparmiosi” (perché riesce a mettere da parte qualche euro) offre un decalogo per imparare a capire il valore delle cose, per trasmettere e anche per donare, come e dove collocare i denari per avviare investimenti ragionevoli, senza cedere agli eccessi.
Infine, il podcast. Protagonista un racconto di Dino Buzzati intitolato La fine del mondo. Letto per intero dall’attore Matteo Bonanni e commentato da don Paolo Alliata, sacerdote che nelle sue omelie richiama puntualmente la letteratura a conferma del fascino dell’annuncio del Vangelo. Il suo è un commento che porta alla luce qualcosa che non si vede a una lettura superficiale. Per dire che la fine del mondo non è la fine del mondo. E la mano di Dio, da osservare dietro le apparenze, non è una minaccia che cala dall’alto su facce milanesi fragili e misere.
La benevolenza di Dio è l’impossibile che diventa possibile. Anche sotto la minaccia delle bombe. Perché la trama del racconto è collocata nella Milano del ’44, al tempo dei bombardamenti.      Buona lettura. E buona visione con le efficacissime, e piene d’interesse, illustrazioni di Francesca Beatrice Sedini  

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