SPARTIACQUE
Numero 95
18 settembre 2026
Ci sono le curve appena accennate che si possono prendere con relativa tranquillità. E ci sono i tornanti, quelli sì insidiosi da affrontare sia che vengano assaggiati in salita e sia in discesa. Per “aggredirli” occorre giudizio, fonte principale del buon allenamento. I tornanti della Storia (con la maiuscola!) poi… Quando si affacciano fanno immediatamente capire che all’umano non l’attende una passeggiata. I tornanti della Storia sono, alla prova dei fatti, veri e propri spartiacque.
C’è un prima e c’è un dopo. E così, in modo più o meno esplicito, tutti i contributi di questo numero di .CON entrano nel merito non da comparse, ma da donne e uomini responsabili che imboccano la curva impegnativa che si presenta lì davanti. Per entrare nel merito di vicende che hanno a che fare con l’insidia dei tornanti. E dunque, come conviene viverle, interpretarle, non subirle. L’editoriale si appoggia allora al pensiero e alla speranza di un uomo, il Santo Padre, che suggerisce il modo più adeguato a vivere intensamente la realtà che ci tocca di vivere. Con un metodo che apre pertugi per costruire la città della convivenza e della pace. Per edificare la civiltà dell’amore. Come ha richiamato con forza e tenerezza nel discorso all’ultimo Meeting per l’Amicizia fra i Popoli. Spartiacque è anche la decisione da prendere di fronte all’enigma dell’intelligenza artificiale. Marco Dotti riflette su questa spinosa questione a partire dalla riflessione preoccupata di Bill Gates e dei vertici di Anthropic. Mentre Alessandro Banfi si occupa dell’ultimo libro di Guzman Carráquiry, già ambasciatore dell’Uruguay preso la Santa Sede, dedicato allo stato delle cose in America Latina, alle speranze di protagonismo del Continente. In attesa della visita pastorale del Papa prevista per novembre. Altro libro. Altro mattone che costruisce. Altra esperienza di missione, di annuncio del Vangelo di Gesù. Lo ha scritto una grande mistica del novecento, Madeleine Delbrȇl. Il Meeting di Rimini le ha dedicato una mostra significativa. Il libro di cui parliamo (Enzo Manes) – i capitoli vennero consegnati all’editore nel novembre del 1956, dunque settant’anni fa – porta un titolo emblematico: Città marxista terra di missione (Gribaudi). Una personalità dalla fede salda, capace di stare dentro la realtà con passione per l’uomo e per la verità. Attualmente è aperta la sua causa di beatificazione. Lei ha per davvero affrontato il tornante della Storia con libertà e impeto missionario. Al tempo in cui l’ideologia marxista andava per la maggiore. Il professore di scuola superiore Paolo Covassi, collaboratore puntuale di questa rivista, racconta se e come la cultura woke ha fatto ingresso nella scuola. Argomento attuale dopo che in estate si è discusso molto di alcune prese di distanza da tale influsso nell’ambito dei dem statunitensi dove si era fatto strada in abbondanza. Un dibattito acceso che sembra solo agli inizi. Purtroppo i danni derivati da questa cultura invasiva e intollerante sono stati devastanti, specie negli Usa. Qui da noi, scrive Covassi, il fenomeno si è manifestato con un volto diverso, ma non meno preoccupante. Infine, l’appuntamento mensile con l’approfondimento di Lorenzo Buggio, psicologo, insegnante e fotografo. Nel suo articolo ragiona di Io e di algoritmi. Un nervo scoperto nella cultura e nella concezione che abbiamo. All’ennesimo tornante. Alla necessaria decisione spartiacque da prendere.
Buona lettura. E buona visione con le efficacissime, e piene d’interesse, illustrazioni di Francesca Beatrice Sedini