VERTIGINI

Numero 75
3 ottobre 2025

L’ascolto delle parole di don Luigi Epicoco (è il podcast di questo numero) potrebbe dare le vertigini. Perché sono parole che provocano a mettersi in viaggio, soprattutto nei momenti di crisi l’intraprendere il proprio viaggio esistenziale è un’esperienza sorprendente di consapevolezza e di novità. Nella vita l’uomo deve sempre avvertire l’esigenza del viaggio, dell’andare in mare aperto con la domanda di vita che è propria dell’esploratore appassionato e curioso. Andare al largo, insomma. Come Enea. Come tutti gli io in azione. Come ha fatto sicuramente San Francesco d’Assisi (editoriale).
Un uomo di fede che ha vissuto la vita come un cammino, un’irregolare in piena regola. Dentro e oltre le crisi. Una provocazione straordinaria, la sua. Da irregolare che ha amato Cristo per amare l’altro. Il suo, un metodo davvero umano, attualissimo, da imitare per non cadere nella spirale del diritto all’odio.
Di vertigine in vertigine. Quella del pensiero che interroga. La ripresa di una magistrale lezione in Italia del grande filosofo Emmanuel Lévinas è motivo di soddisfazione. Così vicina a noi in questo tempo a dir poco accidentato. Lui parla di uomo, di Europa, del significato profondo della pace. Qualcosa di straordinario, insuale. Un dono prezioso, ecco. Da leggere e rileggere. E, per certi versi, dà le vertigini prendere in considerazione che oggi possa trovare cittadinanza una nuova forma di economia. L’intervista di Marco Dotti all’economista professor Luigino Bruni è proprio un viaggio (rieccolo il viaggio!) alla ricerca di un modo diverso di intendere il mercato, il profitto, il denaro. Ecco allora che l’umanizzazione dell’economia può non essere un sogno e neppure un’utopia.
E a proposito di umano, cioè dell’educare, il professor Paolo Covassi ha letto per la nostra rivista l’ultimo saggio dello psicoanalista Massimo Recalcati dal titolo “La luce e l’onda. Cosa significa insegnare?”. Pagine affascinanti che non fanno sconti. Dalla parte della scuola, dalla parte della centralità dell’educazione, dalla parte di chi la scuola la sa rendere materia viva e vivace. Certo che sentire dire così della scuola presa di mira tutti i giorni qualche vertigine la provoca… Infine, il tema della ripresa dopo le vacanze. Settembre alle spalle ed è già ottobre. Ma perché si fa fatica a tornare alle proprie attività dopo la pausa estiva? Da cosa è originata questa resistenza? Non è che il problema è dovuto principalmente ad un calo vistoso della passione? È come se ci fossimo raffreddati desiderosi solo che il lavoro e/o lo studio finiscano presto senza che generino troppi danni. Domande forti per una riflessione di uno psichiatra, anche con venature personali, nel contributo di Lorenzo Buggio.

Buona lettura

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