SENSO DEL VERO

Numero 77
31 ottobre 2025

Cinquant’anni fa l’omicidio di Pier Paolo Pasolini. Il suo corpo così dilaniato su quella spiaggia desolata dell’Idroscalo di Ostia. Una storia sbagliata, fu: come ha cantato Fabrizio De André in una ballata addolorata. Pasolini è stato molte cose: poeta, romanziere, regista cinematografico, polemista. Un intellettuale vero perché ha inteso la sua vita come una continua e ostinata ricerca del senso del vero e perciò insofferente al conformismo e al consumismo. Perché intellettuale vero proviamo a chiarirlo nell’editoriale; perché scrittore penetrante e sempre dritto al punto con il contributo di Gianfranco Lauretano; perché pensatore originale, anticipatore di alcune criticità antropologiche che viviamo tuttora nel Podcast del filosofo professor Massimo Borghesi. Un frammento sonoro assai prezioso che è il podcast di questo numero della rivista. Nel percorso suggerito, Borghesi mette in evidenza alcune delle intuizioni più felici e preoccupate di Pasolini. Da cui si evince l’importanza avuta da PPP nella cultura italiana. Scompaginandola, ferendola. Dunque, un pensiero che merita sempre di essere conosciuto per incontrare oggi l’umanità, il coraggio e l’irrequietezza dei suoi fecondi e illuminanti ragionamenti.
Sul senso del vero, ecco un altro fuoriclasse. Per questo conviene ridare visibilità al pensiero di san Henry Newman, adesso anche Dottore della Chiesa. Lo facciamo ospitando una riflessione approfondita della professoressa Hanna – Barbara Gerl – Falkowitz che si concentra su un tema cardine e assai affascinante come quello della coscienza personale, pilastro strutturale dell’uomo, e la ‘grammatica del riconoscimento’ della Presenza di Cristo nella storia.  
Mentre il filosofo Silvano Petrosino, incalzato dalle domande di Nicola Varcasia, parla di Europa e Occidente a partire dalla preziosa lezione del 1984 di Emmanuel Lévinas con il titolo “L’uomo religioso di fronte ai problemi dell’Europa e della pace”(Pubblicata su .CON numero 75) sulle questioni centrali di un tempo che sembra aver smarrito il senso autentico dello stare al mondo, delle intemperie che stanno minando alla radice il Vecchio Continente, come l’Occidente in quanto tale.
Infine, Lorenzo Buggio, riflette sull’argomento della gratitudine. Una posizione, questo, troppo trascurata per un “di più” allineato allarichiesta di consumo dell’umano, prigioniero di una misura di mancanza che toglie il fiato. Comprenderne le ragioni è già un segno concreto di risveglio. Riconoscere quel segno suona come evidente manifestazione di gratitudine verso il positivo che c’è nella vita di tutti. Non accorgersene è un vero peccato!  

Buona lettura e buon ascolto

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