A CHE PUNTO È LA NOTTE?

©Harry Gruyaert

Numero 81
16 gennaio 2026

La notte del mondo non è una buona notte. I padroni di questo mondo che hanno la faccia e il linguaggio che vediamo e ascoltiamo sono responsabili di un’oscurità innaturale, di un mondo ottenebrato. Interrogarsi su quel che sta accadendo è doveroso, oltre che umanamente necessario. Proprio per provare a comprendere “a che punto è la notte”. Questione cruciale e non da adesso, come la celebre espressione ci rammenta. Ma questo è il presente dove, ancora una volta e porsi la domanda percuote, insiste, provoca,è già un avvio oppositivo alla rassegnazione pur nel riconoscimento di una realtà perturbante.

Papa Leone XIV nel suo lucido quanto pungente discorso al Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede ha spiegato le ragioni per cui la notte del mondo pare essersi allungata fino alle 24 ore su 24. Parla del diritto della forza che ha preso il sopravvento sulla forza del diritto. I nuovi padroni del mondo hanno scelto questa strada allontanandosi dall’arte della diplomazia (editoriale). E il diritto della forza si sta imponendo in modo traumatico e violento in Iran. Morti per le strade. Violenza diffusa. Repressione e paura. Uno Stato di alterazione in continuo e terribile aggiornamento. L’esperta di geopolitica e vicende iraniane, Giorgia Perletta, nel suo contributo spiega i motivi che hanno portato alla nuova sollevazione di popolo; che, per il momento, non beneficia di una leadership riconosciuta che possa organizzare la protesta fino a far cadere il regime teocratico.
L’esperto di America, Marco Bardazzi, sollecitato da Nicola Varcasia, si sofferma sugli Usa dopo il blitz di Trump in Venezuela indicando gli obiettivi che intende portare a dama il Presidente. Mentre Walter Ottolenghi concentra la sua attenzione su Russia, Europa, con grande chiarezza tratteggia un giudizio sul trovare la strada che i populismi in Europa e in Italia non possono sviluppare. Un diffuso stato confusionale potrebbe comunque non impedire l’avvio di sorprendenti percorsi costruttivi. In paragone altre basi e spiragli di luce emergono, da un prezioso documentoche ospitiamo, uno scritto del 1982 che porta la firma di due sacerdoti: Pigi Bernareggi (grande amico di don Luigi Giussani, ricorre il quinto anno della sua morte) e Virgilio Resi, all’epoca appena arrivato presso di lui.
Il titolo molto interessante e assai attuale: “Valori e cultura del mondo delle favelas”. Una partecipata riflessione di chi ha vissuto e costruito del bene nelle favelas di Belo Horizonte, in Brasile fino a far delineare una Legge statale. Nelle pagine i dati di realtà che spiazzano luoghi comuni e derive ideologiche, il raccontodi evidenze drammatiche e di speranza vissuta. E di come il Fatto cristiano è vita che si fa compagnia alle persone, i “favelados”: vivere, affermare il quotidiano come sfida, il valore della dignità.  A chiudere, la recensione e i contraccolpi di un film molto atteso: “La grazia” di Paolo Sorrentino. Lo ha visto e ne racconta il contenuto e la forma il critico cinematografico Beppe Musicco.

Buona lettura

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