UOMINI E STATUETTE

Numero 42
9 febbraio 2024

Come stanno vivendo, cosa pensano donne e uomini a Gerusalemme al tempo di una guerra improvvisamente esplosa il 7 ottobre 2023 con la mattanza dei terroristi di Hamas? Andrea Avveduto, nel suo reportage dalla Terra Santa, ne dà conto. Vedendo, dando voce, riflettendo insieme a quei volti che non lesinano giudizi anche duri, ma che ancora sperano in qualcosa di diverso.
Perché nel muro della violenza può aprirsi una crepa. La sfida umana, oggi, è quella. Mai si deve spegnere la speranza.
Il presente sembra proprio oscillare tra uomini e statuette. Tra persone vive e sagome di plastica, statuette. Che non sono, ovviamente, quelle che a breve verranno a consegnate a Hollywood nella notte degli Oscar e di cui scrive il critico cinematografico Giancarlo Grossini in un articolo che si sofferma soprattutto sulle gravi dimenticanze, sulle nomination mancate.
Le statuette sono quei presunti intellettuali, quelli che appartengono all’intellighenzia artificiale, che liquidano con sprezzo le opere di quegli autori che non corrispondono al loro progetto ideologico.
Il pezzo di Enzo Manes si sofferma su un caso che fece epoca cinquant’anni fa quando uscì il romanzo “La Storia” di Elsa Morante. Non solo per fare memoria di quella triste vicenda ma per comprendere che il problema delle élite che condannano permane, sotto altre spoglie, comunque… mentite.
In questa fondamentale partita in gioco c’è la cultura. La cultura che nasce dal vivere verificato e consapevole, come la intende Giovanni Testori e non la cultura come vicenda separata dalla vita, dagli uomini.
E, a proposito di uomini, ecco l’Italo Calvino meno conosciuto, quello che ci mette dieci anni per scrivere un romanzo breve o un racconto lungo: “La giornata di uno scrutatore”. Ai critici militanti, alle belle statuette di cera certamente non sarà piaciuto. E infatti, quel testo, è stato abbastanza oscurato.
Non poteva essere oscurato, invece, un giovane uomo, il campione di tennis Jannik Sinner vincitore degli Australian Open. Abbiamo chiesto allo scrittore ed educatore Eraldo Affinati di commentare quanto detto dal tennista azzurro subito dopo il trionfo. Quando ha speso parole importanti verso la famiglia per come c’è sempre stata e per la libertà che gli ha assicurato. Molti sono rimasti colpiti dalle sue parole. Come è possibile visto che la famiglia, cosiddetta tradizionale, viene definita obsoleta e quindi prossima alla scomparsa?
È sempre una questione di uomini e statuette. Come emerge dal podcast di questo numero dedicato al tema della Coscienza come quel mistero grande che connota l’universo.

E, a proposito di uomini, gli editoriali per immagini di Francesco Santosuosso.

Buona lettura e buon ascolto.