PIANI INCLINATI
Numero 79
28 novembre 2025
Il mondo si muove come a tentoni su piani inclinati. Ormai, più che un camminare impacciato sembra essere uno scivolare verso il basso ineluttabile. Il che testimonia uno stato di precarietà. E prima di qualsiasi altro motivo è il deficit antropologico che ha fatto suonare l’allarme. Ma lo sentiamo appena, quando lo sentiamo… Viviamo in uno mondo dove gli equilibri sono minacciati da sovrabbondanti squilibri. O addirittura corti circuiti. Uno dei più evidenti riguarda un fenomeno più diffuso di quanto si possa credere. Trattasi della russofilia che attrae in Occidente. Marco Dotti ne racconta la genesi e gli schemi di tale fascinazione; invita a rifletterci, perché contengono forti e insospettabili elementi di imprevedibilità. Forse, veri e proprio piani… . Nell’editoriale si richiama l’attenzione su un tema colpevolmente trascurato al tempo dei piani inclinati: la persecuzione dei cristiani. E ci sofferma sull’ultimo dramma che proviene, ancora una volta, dalla Nigeria: 303 bambini e 12 insegnanti di un collegio rapiti da una banda di criminali. Gesti terribili che si succedono con drammatica regolarità. Eppure, fa impressione il silenzio imbarazzato dell’Occidente davanti a questi orrori. E nella crisi della globalizzazione – di qui l’evidenza dei disequilibri e del rotolare giù – comunque si possono rintracciare riflessioni che non temono di pensare dentro la precarietà dei piani inclinati. Il contributo di Roberto Persico ci porta a conoscere i percorsi intellettuali di due studiosi di vaglia come lo statunitense Patrick Deenin e l’europeo di stanza a Barcellona Joan – Carles Mèlich. E poi ecco uscire dal cilindro di un passato da non dimenticare il discorso coraggioso di Robert Kennedy (ricorre il centenario della nascita) pronunciato nella primavera del 1968 pochi mesi prima di essere assassinato. Con quello storico discorso, colui che sarebbe diventato, con ogni probabilità, il futuro presidente degli Stati Uniti, anima una saggia riflessione sui limiti di leggere tutta la realtà attraverso il PIL (Prodotto Interno Lordo): quell’indicatore dice bene solo di alcune cose, non spiega la reale condizione di benessere e di domanda felicità delle persone (su questo ha detto molto papa Francesco). Ne parla Enzo Manes. E ancora: Beppe Musicco, a proposito di piani inclinati che non possono spegnere tutto, suggerire di incontrare la bellezza e il desiderio di libertà che riescono ad esprimere i film di alcuni registi iraniani. Comunque si vola con la loro arte. La dittatura, insomma, non riesce ad essere un programma censorio perfetto. Infine, Milano. O meglio: la Milano secondo il giovane psicologo Lorenzo Buggio. Nella sua dichiarazione d’amore alla città è partito da una terzina di Dante. Leggiamo allora una affettuosa adesione amorosa pur nel riconoscimento di non poche criticità.
Buona lettura