IN GIOCO
Numero 84
27 febbraio 2026
La partita va sempre giocata. Specie quella della vita. In campo anche nelle situazioni più critiche. Pensiamo alla crisi in cui versa oggi il diritto internazionale, strattonato e depotenziato nella sua storica missione.
Parte da qui il dialogo condotto da Nicola Varcasia con il professor Damiano Palano dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. In estrema sintesi Palano individua nelle difficoltà che imbrattano la tela della diplomazia – per come l’abbiamo conosciuta – la causa principale delle profonde crepe che stanno ferendo il mondo.
Crepe, difficoltà, dolori ma anche gioia, ringraziamento, speranza. Questo e altro emerge nel Diario intimo, scritto centocinquanta anni fa, da san John Henry Newman, disponibile per i tipi EDB. Lui sì che è stato un fuoriclasse della partita della vita. Lui sì, il grande convertito, che è sempre stato in gioco. Pensieri originali, testimonianza di un cattolico “tumultuoso”, mai appagato. (Editoriale). In gioco, dunque, non ci può essere che l’uomo. La sua caduta a terra è la malattia.
E, in assenza di verità, il gioco si fa farraginoso e tutto diventa relativo. La vicenda dell’uccisione a La Spezia, in una scuola della città ligure, del giovane Aba, è uscita dai radar dell’informazione. Un professore del luogo, Pierluigi Castagneto, offre una riflessione che parte dal testo contenuto in un manifesto scritto a mano da uno studente e affisso alla parete della scuola. Parole intense, che illuminano e dicono di una domanda profonda, di un desiderio autentico.
Di qualcosa di vero e caldo che chiede spazio nel gioco drammatico della vita dove la verità dell’uomo è sotto attacco. La riedizione de L’abolizione dell’uomo (Adelphi), lezioni fondamentali di C.S. Lewis, come scrive Marco Dotti, è un’opportuna lettura per addentrarsi nelle maglie di un tema così vitale, così pertinente con l’odierna realtà. Va detto che il calcio è proprio la fotografia dell’essere in gioco.
Ma, oggi, è assai spesso in fuorigioco. La palla che rotola non scivola bene, troppe buche dell’umano. E allora, per riprendere il filo e confidenza con il bel gioco, ecco la storia di Giuseppe Brolis, grande scopritore di giovani talenti, educatore prima di tutto, appassionato della sfera di cuio fin dai primi calci all’oratorio. È stato lui a rigenerare il settore giovanile dell’Atalanta divenuto un vero e proprio fiore all’occhiello. Enzo Manes ne racconta squarci di storia estratti dal libro I ragazzi del dottor Brolis. Storie di un calcio che non finirà (Equa edizioni) a cura di Maria Teresa Brolis e Marco Carobbio.
E a chiudere l’esperienza di questo numero di .CON dedicato all’importanza di essere nella vita sempre in gioco e quindi mai comparse, ecco il racconto di Lorenzo Buggio che dice di un corso legato alla fotografia (al CMC dove si è aperta OFFICINA VISIVA), dello slancio umano e creativo di due sue allieve, di scatti che lo hanno fatto riflettere. E di un ripescaggio nel presente della nostalgia che non è mai, un abbandonare il campo che si vive perché lo si ritiene brutto o addirittura impraticabile.
Ma, piuttosto, è un fattore che va legato alla memoria, a quell’inossidabile pilastro che permette a ciascuno di noi di giocare la nostra partita. Di essere in gioco non sentendosi mai riserve dimenticate in panchina.
Buona lettura
Conversazione con Damiano Palano a cura di Nicola Varcasia