QUESTIONE DI METODO

Numero 86
27 marzo 2026

Metti due personalità di straordinaria stoffa umana e intellettuale. Due tedeschi.
Un accademico, fine filosofo, testimone finale e un po’ eretico, della Scuola di Francoforte; e un cardinale, Prefetto per la Dottrina della Fede, accademico pure lui. Il filosofo è non credente. Il cardinale è prossimo a divenire papa. Ebbene Jurgen Habermas e Joseph Ratzinger nel 2004 animarono un dialogo ricchissimo sullo spazio pubblico e il bene comune, a partire dal rapportopunto sempre vivo – tra fede e ragione.
Nell’Editoriale ricordiamo quel dialogo come esperienza reale di incontro tra culture. Una provocazione sana per questo tempo dove il disimpegno all’incontro è il pre-politico che apre all’ostilità, l’avversione all’altro e determinare i giochi.
E l’intervista di Marco Dotti al professor Massimo Borghesi, per certi versi, si colloca in scia alle argomentazioni di Habermas e Ratzinger. Domande e risposte che riaprono lo scenario della teologia politica, del potere in rapporto al religioso tornando sugli spunti del pensiero tenebroso del tecno filosofo – imprenditore Peter Thiel, che già abbiamo approfondito nel numero 85 di .CON sempre col nostro Marco Dotti.
Irrompono l’originalità di pensiero e le opere di assoluta attualità di Charles Peguy, camminando verso la Settimana Santa. Flora Crescini, attraverso il racconto di molte vicende della sua vita, ci dice molto della fede scoperta da adulto dall’autore francese. E di come Cristo sia per lui il perno di tutto e la proposta al mondo. Dentro la vita, dentro la vita tutta intera. Perché Cristo incontrato non si assenta mai. Per dire che il “metodo” coincide con una persona. La persona. Cioè: Cristo.
Poi c’è il “metodo” della guerra e della conquista del potere a tutti i costi. E la magnifica tragedia shakesperiana: Riccardo III che Alessandro Banfi ha visto per noi al Teatro Argentina di Roma, per la regia di Andrea Chiodi e l’adattamento di Angela Demattè. Testo e vicenda drammatica, che anch’essa irrompe nei giorni nostri.
Lo psicanalista e fotografo Lorenzo Buggio, nel suo appuntamento mensile, si sofferma sulla nascita del desiderio umano. Su come gli si dà spazio. L’io è chiamato dall’esperienza a uncammino coraggioso, riconoscendosi nell’umile condizione dell’essere mancante. Non come frustrazione o auto – commiserazione – che paralizza – ma come condizione che apre alla novità, a un percorso generativo che fa stare bene.
A chiudere: ancora le domande che bruciano. Quelle vere. L’ultimo disco di Mauro Ermanno Giovanardi è una grande prova di cantautore che ha qualcosa da dire. Un lavoro sui testi da artigiano che fa andare la lima fino a trovare la parola adeguata. Quella e solo quella. Con le bellissime sonorità del migliore pop italiano.
Parole e musica all’altezza per l’oggi che viviamo una sorpresa artistica che merita di essere valorizzata come scrive Walter Gatti.
Buona lettura. E buona visione delle efficacissime illustrazioni di Francesca Beatrice Sedini (davvero un eccellente nuovo acquisto!)   

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