BANCO DI PROVA

Numero 87
10 aprile 2026

Occorre mettersi alla prova, non per esercitare la forza. Mettersi alla prova significa attivare nel quotidiano il primato della responsabilità ragionevole.
La terribile vicenda accaduta a Trescore Balneario, dove una professoressa di francese è stata accoltellata da un suo allievo, non può essere ridotta a letture sociologiche o di altra natura che non colgono il nocciolo del problema.
Due professori, Francesco Fornasieri e Paolo Covassi, nei loro contributi e ciascuno da una prospettiva originale e assai interessante, si sono misurati (responsabilmente) con quel che dice a ciascuno di noi un fatto di tale portata. Crisi educativa e carenza di un rapporto autentico, avvio di una discussione che va tenuta accesa. Un banco di prova necessario, insomma. Il nostro Nicola Varcasia ha dialogato con un teologo studioso di Europa e di diritto internazionale: Maurizio Ormas. Il suo ragionamento non ha assecondato pensieri mainstream: ha osato dire quel che, a tutti gli effetti, è quasi un’evidenza. Siamo giunti a questo declino per un vistoso malinteso culturale a proposito dei diritti. Si sono messi da parte con eccessiva fretta i pilastri fondamentali della convivenza e questo ha prodotto caos, interpretazioni discutibili, logiche di dominio. Certo, riprendere in mano questa patata bollente rappresenta un altro complicato banco di prova. Tuttavia, bisogna pur ripartire con giudizio.
Altrimenti… per altre vie, tornano a pulsare questi argomenti. Che scottano eccome. Marco Dotti lo ha a rileggendo per noi il saggio del professor Paul Tillich, Il demoniaco, uscito esattamente cento anni fa. Un testo problematico, provocante, inquietante, denso di suggestioni. In quelle pagine vi si ritrovano descritti alcuni dei peggiori corti circuiti che hanno funestato il Novecento. Al centro, un uso contraffatto della religione. Tillich era andato ai motivi che li hanno generati e che anche oggi, in maniera drammatica, si ripropongono con tutto il proprio carico di ambiguità e violenza.. Infine, un ricordo. Enzo Manes ha scritto del professor Giorgio Rumi, morto vent’anni fa. Storico, amante della libertà, cattolico liberale, spirito ambrosiano. Ci ha lasciato testi che sono l’espressione più autentica di chi si cimentato con la storia senza mettere davanti la propria visione di parte. Come, invece, si riscontra in troppi libri di storia. E così non si è reso un buon servizio alla storia e alla ricerca della verità. O, meglio, lo si è reso all’ideologia. La passione di Rumi, prima di tutto verso l’umano, gli ha permesso di offrire a suoi studenti, soprattutto all’Università degli Studi di Milano, lezioni di storia che erano esperienze di vita. Ogni volta un banco di prova…   
Buona lettura. E buona visione delle efficacissime illustrazioni di Francesca Beatrice Sedini (ecco, un bel mettersi alla prova!)      

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