FERMATA RIMINI

Numero 94
17 luglio 2026

Agosto col bene che ti voglio (perdonerà luglio come invece dice la canzone…). Già, il bene. Voler bene a qualcuno. L’amicizia fra i popoli è esperienza di bene.
Oggi ce n’è così urgenza. A Rimini, dal 1981, succede che, proprio in agosto inoltrato, nei padiglioni della fiera l’amicizia fra i popoli si accende. Non è scontato che accada eppure accade. E ogni volta è la prima volta. Perciò stupisce. E in modo eclatante quando prende forma in stagioni della Storia, come ora, dove i potenti di turno fanno di tutto per mettere zizzania. E produrre inimicizia.
Con l’Editoriale di questo numero di .CON invitiamo a guardare a quel piccolo grande fatto di speranza che avviene a Rimini. Un invito ad andare e fermarsi a Rimini, a scivolare all’interno della Fiera, a conoscere, incontrare, ascoltare. E così vedere l’effetto che fa. È l’effetto che viene fuori da una vicenda di fede che si apre al mondo, ai popoli del mondo. Che afferma che la cultura, quando è autentica, non ha nulla a che fare con l’egemonia di cui tanto si parla e si sparla. Perché l’egemonia ha più confidenza con l’ideologia. A dare la linea. Tende a imporre. E non a porre.
A far prevalere un pensiero unico e quindi un pensiero scadente. Ostile alla libertà della persona. Ecco allora perché è stato scelto come titolo della manifestazione la chiusa magnifica del Paradiso di Dante. E Alessandro Banfi, giornalista, autore televisivo e fedele collaboratore della rivista del Centro Culturale di Milano, ha svolto una sua personalissima riflessione su ciò che quella magnifica espressione poetica gli comunica. Adesso. Perché Dante c’entra sempre con il presente.
L’esatto contrario dello stupore è il Dio gnostico. Di cui i guru suprematisti della Silicon Valley ne decantano le virtù a loro immagine e somiglianza. Marco Dotti, con il suo approfondito articolo, è andato dentro a quei pensieri sconnessi, opprimenti, disumani. Attrattivi e contagiosi con promesse illusorie e destabilizzanti.
Invece c’è vita e destino nell’ultimo libro di Emmanuel Carrère che si intitola Kolchoz, uscito in Italia per Adelphi. Ne ha scritto Walter Ottolenghi. Il perno è un grande e approfondito ritratto della famiglia dove è vistosa la presenza della madre. Ma nell’opera c’è molto altro. Un romanzo denso, lucido e appassionante. Nel quale c’è Russia e c’è Francia. Pagine distanti da qualsiasi illusione perché la realtà non lo permette. Come non è illusorio ciò che può prendere vita in una classe scolastica. Il professor Paolo Covassi ha raccontato il bel dialogo emerso con i suoi allievi a partire da una famosa poesia di Eugenio Montale. Anche questo è segno di un’amicizia. Nell’appuntamento mensile con lo psicologo e insegnante Lorenzo Buggio stavolta si sofferma sui perché e sui non perché. Su quando, a pronunciarli, si è piccoli e quando si è adulti. Su come assume una consistenza diversa la questione cruciale delle domande. Le cose oggi non vanno benissimo proprio perché le domande di senso sono trascurate o ritenute insignificanti. Un errore madornale. L’amicizia fra i popoli respira della realtà dell’esperienza, della verità delle domande. Che sono vere architravi di pace.     
Buona lettura. E buona visione con le efficacissime, e piene d’interesse, illustrazioni di Francesca Beatrice Sedini   

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